Gli echi potenti della Costiera: Amalfi e Ravello.

Gli echi potenti della Costiera: Amalfi e Ravello.

5 Luglio 2019 Off di Dario Tomasiello

Pellegrinando lungo la Divina Costiera, risulta impossibile evitare il cuore pulsante della costa famosa in tutto il mondo: Amalfi. Di origini Romane, la cittadina ha vissuto periodi di prosperità partendo dal IX secolo, epoca in cui si distaccò dal ducato romanico-bizantino di Napoli e iniziò le rivalità economiche come Repubblica Marinara contro Genova, Pisa e Venezia per il controllo del Mare Mediterraneo.

La fiorente economia non era concentrata solo su attività commerciali via mare ma anche sulla prestigiosa industria cartaria. Purtroppo, le epoche successive all’XI secolo, furono molto buie per Amalfi come per il resto della costiera: occupazioni da parte dei Normanni, saccheggi dei Pisani ed eventi naturali catastrofici funestarono il benessere e relegarono la città quasi nell’oblio fino ad essere culturalmente rivalutata in tempi più recenti. Infatti, tutt’oggi, il turismo raggiunge numeri record grazie alle bellezze non solo paesaggistiche ma anche architettoniche ed artistiche che il passato più fiorente ha prodotto.

Amalfi.

Noto testimone della gloria amalfitana è il complesso monumentale di Sant’Andrea costituito da vari ambienti quali la cattedrale, la cripta, la Basilica del Crocifisso con il Museo Diocesano e il Chiostro del Paradiso.

La grande chiesa sopra alla plateale scalinata risale a prima dell’anno 1000, tuttavia dell’aspetto originario rimane ben poco date le profonde modifiche estetiche avvenute nei secoli fino all’800. All’esterno si notano sfavillanti barocchismi e sinuosi archi moreschi intrecciati che scaricano su colonnine marmoree, all’interno i preziosi marmi policromi che sorreggono il ricco soffitto a cassettoni e i magnifici dipinti di Andrea D’Aste e Giuseppe Castellano offrono uno spettacolo commovente.

Il complesso di Sant’Andrea.
L’interno del duomo.
La cattedrale è di una ricchezza sfolgorante.
I colonnati dell’atrio.

Gli altri siti, visitabili a pagamento, sono luoghi suggestivi che valgono il costo del biglietto: la cripta di Sant’Andrea con stupendi affreschi e stucchi dorati, la basilica del Crocifisso con il museo Diocesano contenente il Tesoro del Duomo, il chiostro del Paradiso nel quale avvertire un piacevole senso di pace circondati da numerosi archi intrecciati dal sapore orientale.

La cripta di Sant’Andrea.
Dettaglio del paliotto d’altare in argento inciso di Lorenzo Cavaliere nel 1713, raffigurante un episodio del martirio di Sant’Andrea.
Calice in argento dorato del XIV secolo.
Caratteristica veduta del campanile dal chiostro del Paradiso.
La pace più totale.

L’incanto a fine gita può proseguire concedendosi una colazione in una delle più rinomate pasticcerie della Costiera, Pasticceria Pansa. L’attività, nata nel lontano 1830, è da cinque generazioni considerata punto di riferimento di alta qualità e tradizione pasticcera amalfitana, caratteristiche indiscusse e confermate da golosi appassionati di tutto il mondo che ben si allietano con la degustazione di dolci della casa quali il pasticciotto al limone e la Santarosa del Monastero. Nel variegato menù si trovano altre squisitezze locali come la delizia al limone, la caprese, i cantuccini, le scorze di agrumi al cioccolato e la piccola pasticceria alle mandorle.

Il pasticciotto al limone.
La Santarosa del Monastero.
All’interno della Santarosa l’arancia candita e la ricotta sono abbracciati affettuosamente dalla frolla ottenuta con l’impiego della sugna.
Scorzette di agrumi al cioccolato.

Dalla pasticceria non serve molta strada per attraversare il caratteristico centro di Amalfi e raggiungere in Via delle Cartiere il noto Museo della Carta. L’esposizione è ubicata all’interno di una suggestiva cartiera del XIII secolo e la visita si svolge con una guida al seguito che racconta la produzione della carta dai primi fasti fino all’età contemporanea mostrando diversi macchinari, i quali un tempo funzionavano grazie alla forza idrica del torrente Canneto, e illustrando le prime tecniche dell’arte cartaria.

Il telaio utilizzato per dare forma al foglio di carta usando l’impasto presente all’interno del tino.
Il foglio di carta su un feltro di lana (detto pontone) viene accatastato ad altri fogli e feltri per essere poi sottoposti alla pressa in modo da eliminare l’acqua residua.
Risultato finale dopo aver asciugato la carta in appositi spanditoi.

Nel caso intrighi l’idea di acquistare la pregiata carta di Amalfi, non si può fare a meno di fare un salto alla Cartiera Amatruda dove esiste ancora la fabbricazione a mano secondo l’antica tradizione. La produzione, oltre al settore dell’editoria, è rivolta a svariati utilizzi: carta per disegno artistico, partecipazioni e inviti, calendari, album fotografici o semplice carta per il piacere di scrivere.

Per chi vuol prendere due piccioni con una fava, lo stabilimento è situato vicino alla Valle dei Mulini: un lungo percorso che si inoltra nel parco dei Monti Lattari in un contesto da favola tra piccole cascate, agrumeti e ruderi di antiche cartiere.

Chi non è particolarmente avvezzo all’escursionismo può dedicarsi a passeggiare per il centro ammirando le raffinate ceramiche locali.
La bellezza di un borgo marinaro.
I vicoli sanno essere estremamente caratteristici.
I ristoranti più buoni sono spesso seminascosti.
La curiosa fontana “cap e’ ciuccio” con il presepe permanente.
Il mare scintillante.

Tra le attrattive di rilievo è molto consigliata la visita guidata con degustazione finale alle cantine di Marisa Cuomo a Furore, il “paese che non c’è”. Lo stabilimento si trova sulla statale che porta ad Agerola nel bel mezzo di caseggiati e pergolati di vite a circa 500 metri sul mare, quindi è garantito lo spettacolo panoramico che si apre sul mare curva dopo curva.

Panorama sulla costa da Conca dei Marini.

L’azienda nacque nel 1980 dalle ceneri del marchio Gran Furor Divina Costiera del 1942, già allora cantina conosciuta per i suoi vini audaci. I progressi ottenuti con il nuovo nome hanno portato la notorietà di vini particolari come il Fiorduva e il Furore Rosso Riserva a livelli stellari. Il sapore unico è dovuto dall’esposizione al sole, dal clima e dal terreno oltre che dall’estrema precisione nel realizzare i pergolati in legno di castagno e dalla raccolta manuale dell’uva persino su terrazzamenti in verticale. Infine l’attenzione si pone sugli affinamenti in acciaio per i vini giovani e in barrique per gli “speciali”, entrambi i metodi vengono seguiti con grande cura regolando temperatura e umidità.

La grotta per l’affinamento in barrique.
Uno dei tanti pergolati di vite.

Dopo aver appreso la storia della cantina viene il momento della degustazione in cui provare di persona i divini nettari in compagnia di un lauto pranzo (a scelta del cliente al momento della prenotazione) nel ristorante Hostaria Baccofurore, luogo confortevole e luminoso dotato di terrazze dal panorama straordinario e camere per una sosta romantica.

L’infinito visibile dal ristorante Hostaria di Bacco.

Le portate prendono spunto da ricette tradizionali rivisitate con una leggera nota personale, per un tocco gourmet che ben si sposa con la particolarità dei vini abbinati.

Il benvenuto: polpettina di pane, provola e pomodorini su spuma di peperone giallo.
Trilogia di tonno: carpaccio, scottato al sesamo e polpetta. Abbinato con Ravello Bianco 2018.
Scialatielli con vongole, foglie di capperi e zeste di Sfusato Amalfitano. Abbinato con Furore Bianco 2017.
Baccalà con patate, pomodorini, capperi e olive. Abbinato con Furore Bianco Fiorduva 2017.
Millefoglie con crema e amarene.

Altro gioiello molto vicino ad Amalfi per ragioni storiche e per bellezza è Ravello. Tuttavia, prima di raggiungere altitudini molto superiori al livello del mare, ci sono alcuni luoghi nelle immediate vicinanze che meritano di esser visitati: il Fiordo di Furore, un minuscolo borgo costituito da caratteristiche case di pescatori all’interno di una insenatura sulla costa, e la Grotta dello Smeraldo, una fiabesca caverna subacquea raggiungibile dalla strada con un ascensore o via mare con una piccola barca (opzione più suggestiva e raccomandata) dove ammirare sfavillanti sfumature verdi che l’acqua cristallina assume grazie ai raggi solari.

Il Fiordo di Furore.
Il ponte dalla quale ammirare la caratteristica insenatura.
Atrani, uno dei borghi più belli d’Italia a pochi passi da Amalfi.

La mole incredibile di attrattive ha consentito a molte agenzie di viaggio di creare numerosi pacchetti per tutti i gusti e dal costo allettante. Qui sotto sono elencate alcune offerte:
Degustazione limoncello e delizie al limone tra Amalfi e Valle dei Mulini;
Tour privato a piedi di Amalfi con una guida locale;
Scopri la Costiera Amalfitana con una gita in barca privata da Amalfi;
Tour di una giornata della costiera amalfitana con Ravello, Amalfi e Positano;
Tour della Costiera Amalfitana con pranzo in fattoria;
Degustazione di vino biologico e olio d’oliva alla Casa di Baal vicino ad Amalfi;
Tour della cantina con degustazione vini e pranzo in Costiera Amalfitana da Marisa Cuomo.

L’esclusività e il prestigio sono di casa in quel di Ravello, cittadina nota per il Ravello Festival e per le grandi ville dotate di sontuosi giardini. La sua storia è simile a quella di Amalfi: fondata da nobili Romani, visse il miglior periodo sotto la Repubblica Marinara d’Amalfi ed il Ducato di Salerno; la reputazione delle famiglie locali fondata sul commercio marittimo fu tale che molti cittadini ebbero incarichi presso la corte di Federico II durante l’epoca Sveva.

Le mura esterne di Ravello.

Purtroppo non mancarono i periodi di crisi causati prima dai violenti saccheggi dei Pisani durante il 1100 e dopo dalla terribile Guerra del Vespro nel 1282 (la quale durò ben 20 anni) spingendo Ravello al declino e costringendo molti nobili a trasferirsi altrove eccetto i potentissimi Rufolo.

Ci fu una sorta di rinascita durante l’epoca dei Borboni che però non durò abbastanza a lungo da risollevare le sorti della cittadina. Nonostante il passato tumultuoso, le ricche residenze con i loro giardini sono ancora in piedi e alcune delle quali sono aperte al pubblico mentre altre sono state trasformate in lussuosi alberghi.

Villa Eva, residenza storica per cerimonie.

Da ricordare, però, che Ravello non è solo ville e sfarzosi alberghi ma è anche un borgo storico ricco di viuzze intricate e parchi con magnifici panorami come il Belvedere Principessa di Piemonte e i Giardini del Vescovo.

Il panorama dal Belvedere Principessa di Piemonte.
Il campanile del duomo di Ravello visto dai Giardini del Vescovo.

Chi guarda più indietro nel passato può visitare i resti del Monastero della SS. Trinità risalente al X secolo. Purtroppo l’edificio, a differenza di altri beni ecclesiastici che furono trasferiti agli inizi dell’800 al patrimonio dello stato, fu per buona parte distrutto su imposizione di un Regio Decreto come ritorsione al sostegno dato dagli abitanti alle suore che si rifiutavano di abbandonarlo dopo la soppressione. Tuttavia gli scavi effettuati mostrano chiaramente le fondamenta del monastero e il sito è spesso utilizzato per mostre e attività didattiche legate all’archeologia.

La natura è onnipresente.
Ravello mon amour.
La visuale sui Monti Lattari è di un verde incontaminato.

Per quanto l’archeologia sia una materia affascinante, i fiori all’occhiello della cittadina rimangono Villa Rufolo e Villa Cimbrone. Le dimore, passate di famiglia in famiglia, hanno vissuto lunghi periodi di abbandono fino ad essere riscoperte e ristrutturate per scopi diversi ma mantenendo lo stesso fascino delle epoche più gloriose.

Di gran lusso Villa Cimbrone, che dispone dell’Hotel de Charme e del ristorante Il Flauto di Pan all’interno di un maestoso giardino dai connotati italo/inglesi con tanto di panorama da lasciare a bocca aperta.

Il Viale dell’Immenso.
Il Terrazzo dell’Infinito.
Il chiostro in stile arabo-siculo-normanno.
La cripta gotica.
Un romantico viale del giardino.
La quiete.
La grotta di Eva, scultura marmorea realizzata da Adamo Tadolini.
Statua bronzea del David realizzata da Gioacchino Varlese.
Il Tea Room con ciò che rimane di un matrimonio.

In compenso Villa Rufolo detiene un prestigio maggiore per il valore storico della residenza costituita da numerosissimi ambienti e per il romantico giardino ottocentesco che funge da palco del Ravello Festival.

Il bellissimo Chiostro Moresco.
Il Pozzo e la Torre.
Uscita sul Giardino il quale si sviluppa su due livelli.
Panorama dal terrazzo in cui si tiene il Ravello Festival.

Difficile non aspettarsi tanta bellezza a Ravello, un incanto diverso da Amalfi che per quanto meravigliosa non possiede lo stesso charme raffinato e romantico. Certo la raffinatezza ha un costo che può raggiungere cifre molto alte anche a prescindere dalle proprie richieste, ma pianificare un viaggio in un luogo così esclusivo “dovrebbe” anche significare la possibilità di osare certe spese in alberghi, musei e, soprattutto, ristoranti.

La ristorazione è presente sotto varie forme ma a prevalere è il lusso anche se non necessariamente ostentato. La ricercatezza è nella cucina e negli ambienti dove fanno da padrone il panorama sul mare e gli incantevoli giardini, tipico scenario da fiaba costiero presente al ristorante Il Flauto di Pan.

Una volta entrati, sarete coccolati (con discrezione) dal maitre e dalla affidabilissima brigata di camerieri sempre attenti ad ogni dettaglio. Il menù, abbastanza variegato, propone piatti di altissimo livello che uniscono tradizione e innovazione curati sapientemente dallo chef Lorenzo Montoro. Di spessore anche l’esaustiva carta dei vini con un’ampia sezione dedicata ai calici, cortese e di grande competenza il sommelier che suggerisce il vino migliore da abbinare alle portate con un occhio di riguardo ai gusti dei commensali.

Il benvenuto.
Il “cestino” del pane.
Il pane “fatto in casa” e l’olio L’Arcangelo di Vico Equense.
L’entrée, calamaretto con trito della macchia mediterranea.
Gli Ndunderi Minoresi allo zafferano con piselli, battuto di tonno e vellutata al cipollotto nocerino.
Le due Facce della Spigola: a vapore, il sugo del suo arrosto, patate, finocchi e finocchietto selvatico.
Pane di limone.
Il pre-dessert con sorbetto a base di anice: goduria digestiva.
Il Bacio di Pan: mousse di nocciole di Giffoni, caramello salato e cioccolato fondente.
Piccola pasticceria finale.

Il sole ormai è tramontato da un pezzo, non rimangono altro che le fievoli luci dei lampioni lungo le vie del borgo e un profondo silenzio ogni tanto interrotto dal lontano rumoreggiare del mare e dall’allegria insolita di qualche turista. Le passeggiate notturne in un contesto simile possono essere molto rilassanti oltre che ispiratrici di idee o sogni, dopodiché non rimarrà altro che riposarsi in attesa del nuovo giorno e del ritorno a casa dal sapore dolce ma anche leggermente amaro.

Cartoline indimenticabili.
La ruvida pietra in notturna.