Quando la tradizione della pesca diventa un vanto: Cetara.

Quando la tradizione della pesca diventa un vanto: Cetara.

12 Luglio 2019 Off di Dario

Cetara è un pittoresco borgo di pescatori sulla Divina Costiera, il cui nome può avere significati multipli derivanti da cetaria, ovvero tonnara, oppure citrus, cioè limone. Considerata la notorietà del paese dovuta alla pratica secolare della pesca, probabilmente la prima espressione è la più plausibile.

Cetara.

All’ombra del monte Falerio, Cetara fu roccaforte dei Saraceni nell’842 e nell’879 per poi passare due secoli dopo sotto il dominio di Amalfi durante il fiorente periodo della Repubblica Amalfitana. Con l’arrivo dei Normanni, il borgo passò sotto la giurisdizione dell’abbazia di Erchie e, successivamente, dell’Abbazia di Cava de’ Tirreni (di cui ne ho parlato qui) che utilizzava il porto per scambi commerciali con l’Africa. Nonostante la reputazione “modesta” di semplice paese di pescatori, anche Cetara non venne risparmiata dalle violenti razzie da parte di stranieri come quella attuata dai Turchi nel 1534 che causò numerose vittime. Dopo tale avvenimento, si avviò la costruzione di circa 400 torri di avvistamento lungo la costa: una di queste, la Torre Vicereale, fu installata proprio a due passi dal borgo.

Passeggiando per il borgo. A destra, la Torre Vicereale.

Oggi, passeggiando per le caratteristiche vie del centro, è possibile avvertire il profumo del mare dovuto alle tradizioni che i cetaresi rispettano da tempo immemore: la pesca giornaliera di tonno e alici e la sapiente lavorazione di questi ultimi hanno reso la gastronomia locale famosa in tutto il mondo.

Il lato più caratteristico di Cetara.


Ma prima di assaporare le tipicità locali ho ancora un bel po’ di attività da svolgere, ad esempio una non pianificata “colazione” a base di cioccolatini.

La decisione di fermarmi presso Chocolamì è stata presa in un batter d’occhio mentre percorrevo la strada principale che sale verso la montagna, è bastato adocchiare lo stile vivace dell’insegna per stuzzicare la mia curiosità. Anche l’arredamento ha un piacevole tocco frizzante e il bancone fa bella mostra di cioccolatini e dolci. Purtroppo il periodo non è dei migliori per la cioccolata, il caldo afoso (maledetto!) ne ha fatto calare la produzione spingendo il laboratorio a concentrarsi sulla creazione di deliziose monoporzioni da frigo, biscotti e dolci tipici della costiera. Però è possibile trovare ancora una nutrita scelta di cioccolatini da consumare sul posto, come le buonissime olive candite ricoperte al cioccolato, le barrette al caramello, i rocher al pistacchio e alla nocciola e altro ancora per la gioia del palato e degli intenditori del cioccolato Valrhona.

Selezione di cioccolatini da Chocolamì.

Esco soddisfatto con la pancia “incioccolatata”, consapevole di ritrovarmela piatta dopo aver percorso un breve tratto del sentiero che porta al Monte Falerio. Sebbene non esistano delle indicazioni chiare, sembra ci siano diverse opzioni per raggiungere la sommità del monte: partendo dal cimitero di Cetara (come ben spiegato qui) con la possibilità di svolgere uno spettacolare anello che vi porta anche al Santuario dell’Avvocata, oppure imboccando il sentiero al di là di un ponte quasi alla fine della strada asfaltata di Località Corso.

Il tratto più facile del percorso che porta al Monte Falerio.

In entrambi i casi sono garantiti la pace della natura e i panorami di grande effetto, prestando sempre massima attenzione al percorso che diventa abbastanza impegnativo nei tratti di altura più elevati. Quindi si raccomandano calzature adeguate e bastoni da trekking!

Il gioco si fa più duro, ma che spettacolo!

Per non schiantarmi su qualche roccia in maniera scellerata, preferisco tornare indietro dopo aver respirato salutare aria pura per quasi mezz’ora.

Come specificato in precedenza, Cetara è un paese antico con il suo centro storico costituito da casupole in gran parte ristrutturate e chiese dall’aspetto neoclassico, come la parrochia di San Pietro Apostolo riconoscibile dalla sua cupola rivestita in ceramica. Costruita nel 988, di originale è rimasta solo la struttura ad unica navata con transetto, mentre gli interni sono un bellissimo esempio di stile tardo-barocco con marmi, intonaci e stucchi che rendono l’ambiente sontuoso grazie anche alla presenza di alcuni dipinti del XVIII secolo.

Il tempo passa veloce mentre gironzolo per le viuzze del centro in cerca di ispirazione, finché non sopraggiunge il momento più interessante della giornata: il saggio della rinomata colatura di alici presso La Dispensa di Armatore.

L’insegna de La Dispensa.

Le aziende ittiche a Cetara sono tante, ma la scelta è ricaduta in particolar modo su Armatore perché, oltre alla vendita dei suoi prodotti, gestisce anche un piccolo ristorante all’interno di suggestivi archi in pietra ove vengono serviti esclusivamente antipasti e primi da accompagnare con vini di aziende di rilievo. Naturalmente, nel piccolo menù, tutte le portate sono a base di alici e tonno rosso come le ricette della tradizione cetarese impongono, le quali vengono leggermente rivisitate per una presentazione più elegante. Come potete vedere dalle foto: tradizione sì, ma con stile.

Crostini (non visibili in foto), burro e alici di Cetara sotto sale.
Delizioso burro con pepe rosa.
La Triade: cannolo ripieno di ricotta di bufala e bottarga do tonno rosso; tacos con filetti di tonno rosso, salsa alle alici di Cetara e pepe rosa; pasta “Strega” con melanzana affumicata, alici di Cetara sotto sale e pomodoro confit.
Gli incredibili spaghetti con colatura di alici, pomodori confit e granella di pane aromatizzato.

Il tutto accompagnato, come sempre, da un buon calice di vino bianco Tenuta Guado al Tasso Vermentino 2018. Cibo superlativo e ottime cantine a prezzi davvero alla portata di tutti, cosa volere di più?

Eventualmente, chi preferisce gustare la rinomata gastronomia cetarese in un comodo ristorante può optare per il noto Acquapazza oppure Cetara Punto e Basta, entrambi in pieno centro e molto caratteristici, altrimenti qualche metro fuori dal paese c’è Falalella che consiglio a gran voce per la raffinatezza e il bellissimo panorama sul mare.

Naturalmente non mancano gli alberghi e i B&B: l’elegante Hotel Cetus che dispone delle stesse cucine del ristorante Falalella e i B&B ‘A Regina e La Corte dei Naviganti, arredati in maniera curata e confortevole.

Ahimè, il momento del ritorno alla base è giunto… Non rimane altro che ripercorrere la strada statale che mi riporta a Salerno lasciandomi alle spalle il grazioso borgo di pescatori. Ma cercherò di concludere la giornata facendo tappa in due luoghi in città molto interessanti per la mia pancia.

Vietri sul Mare vista dalla strada statale tornando da Cetara.

Alle cinque del pomeriggio il caldo è ancora “prepotente”, quasi soffocante, il che mi spinge a fermarmi per un momento di frescura da Giallo Limone, gelateria locata in una traversa di Corso Umberto. Il locale sprizza vivacità da tutti i pori, complici il colore giallo smagliante e le battute “golose” scritte un po’ ovunque. Da aggiungere che non si producono solo ottimi gelati conservati in caratteristici pozzetti ma anche dolci, come crostate e brioches, e stupefacenti granite (da provare quella ai gelsi neri).

Granita al caffè e mandorle della Val di Noto.
Piccola brioche con gelato al cioccolato e pistacchio del Feudo San Biagio.

Devo attendere ancora per l’ora di cena, quindi ho tutto il tempo per passeggiare nel centro storico, sebbene ne abbia trattato approfonditamente nei due articoli dedicati a Salerno (Parte 1 e Parte 2). Ma la curiosità mi spinge a cercare più a fondo nuove suggestioni, in angoli nascosti e poco frequentati sotto una luce soffusa e crepuscolare.

Suggestivo cunicolo nel centro storico di Salerno.
Un altro scorcio caratteristico della città.

Chi è amante della fotografia potrebbe trovare questi luoghi estremamente affascinanti e ideali per cartoline d’autore. Dato che il mio obiettivo non è diventare un fotografo da urlo, allo scoccare dell’ora prestabilita decido di allontanarmi dal centro storico per un salto alla Màdia, eccellente pizzeria sita in Via Irno. Basta ammirare l’arredamento, semplice ma ben studiato con tanti dettagli in legno, per capire che le idee di qualità sono tante, così come sono tante le pizze stagionali, i fritti, i dolci e le birre esposte sul menù. Da sottolineare che gran attenzione è posta nelle farine usate: semi-integrale di grano tenero macinata a pietra nell’impasto di tutti i giorni, altrimenti si può optare per altre farine (ad esempio di grano saraceno) disponibili solo in determinati giorni della settimana.

La Taranta di Birra Salento.
Montanarina con mozzarella di bufala, pesto alla menta e gamberetto.
La pizza Fiori e Alici con spume di ricotta profumate al limone.
Pannacotta al limone.

Volo.
Probabilmente grazie alla pizza e al suo leggerissimo impasto.

Un ritorno dalla Divina Costiera “attutito” bene dalla gastronomia e dagli scorci di Salerno che rimane una meta turistica da vivere un po’ alla volta.
Finito il lungo tour costiero, è in attuazione un altro viaggio ma questa volta al di fuori della Campania, per scoprire luoghi dalla cultura e dai paesaggi diversi dai nostri. Occorrerà del tempo per raccontare della prossima trasferta, quindi al momento, gentili lettori, dovrete accontentarvi di sapere solo la destinazione: in Abbruzzo, precisamente nella Comunità Montana Alto Sangro e Altopiano Cinque Miglia.
Alla prossima!!