Per monti e cascate in cerca dell’equilibrio.

Per monti e cascate in cerca dell’equilibrio.

10 Agosto 2019 Off di Dario

L’ultima giornata tra le bellezze dell’Abruzzo sarà all’insegna dell’avventura e delle passeggiate naturalistiche.
Per iniziare con il piede giusto, considerata la mia pazzerella idea di “scalare” un sentiero fino a quota 1700 metri di altitudine, raggiungo il Campo degli Alpini con l’auto così da cominciare in forze il percorso 105. I primi 100 metri sono piacevoli, sebbene su sterrato e un po’ assolati, e la salita si affronta facilmente fino a quando le pendenze non diventano più arcigne e il sole inizia a picchiare forte. Servono oltre 20 minuti ad un passo ben allenato per raggiungere la “forcella” dove il vento rinfresca pacificamente la bella sudata: è bene asciugarsi con tempismo per evitare conseguenti colpi d’aria. Il panorama è suggestivo già in cima al valico, ove staziona un vecchio rifugio probabilmente in disuso durante il periodo estivo. Il tempo di un sorso d’acqua e di nuovo in marcia senza più alcun sentiero tracciato da praticare, l’unico modo per proseguire in sicurezza è seguendo dei pali di legno sparsi qua e là (ben visibili) camminando tra cespugli e rocce con il naso perennemente all’insù.

Il “sentiero” segnalato 107.
A qualsiasi altezza i panorami sono sempre suggestivi.

La bellezza di tale “percorso”, denominato 107 sulle cartine, sta nella libertà di movimento oltre che nei panorami che, man mano si sale, diventano sempre più emozionanti. Mancano circa 200 metri per la seggiovia dismessa Roccalta, la salita si trasforma in altopiano mettendo in mostra la più rigogliosa vegetazione floreale presente solo a queste altitudini.

Raggiunta la cima, non ci sono parole per descrivere lo spettacolo che si para dinanzi agli occhi. In qualunque direzione è possibile ammirare verdi vallate e montagne ricoperte di boschi frondosi, si avverte un senso di libertà unico grazie alla possibilità di toccare il cielo con un dito mente tutto intorno è silenzio.

Panorama sull’Altopiano delle Cinquemiglia da Roccalta.
Giochi di luce e ombre con le nuvole.

La seguente discesa è molto tranquilla, sterrata e poco pendente, la quale porta in pochi minuti al Sacrario dei Caduti senza Croce, dedicato ai caduti della Seconda Guerra Mondiale, sul Monte Zurrone raggiungibile anche in auto da Roccaraso. Nel mio caso, per non allontanarmi dal percorso prefissato, non raggiungo il sacrario ma svolto a destra al primo incrocio lungo lo sterrato imboccando un piccolo sentiero quasi a strapiombo che porta dritto al Campo degli Alpini. La pendenza è davvero ostica, quindi attenzione alle scivolate!

La giornata è perfetta, mite e con un bel sole, e disponendo di altro tempo per un’ulteriore scampagnata decido di raggiungere con l’auto il cimitero di Roccaraso dove parte un’altra biforcazione del sentiero 105, il quale porta alla incantevole Valle Azenaro lungo un percorso costeggiante piccoli campi agricoli. Ma le tracce degli abitanti locali sono presenti per pochi metri, dopodiché la strada si inerpica sempre di più all’interno di quieti boschi.

Il profumo della natura.
La perfetta sincronia verticale dei pini.

Per abbreviare il ritorno, giunti sulla sommità del sentiero, si può svoltare immediatamente a sinistra per il percorso 106 così da ritornare al cimitero seguendo un itinerario diverso. Attenzione: il segnale del 106 è stranamente privo di tabella numerata, probabilmente sbalzata via a causa di condizioni atmosferiche avverse, quindi occhio alla segnaletica sugli alberi.

Tornato all’auto, inizio ad avvertire la stanchezza della lunga passeggiata, ma proprio in questa giornata ho deciso di fare en plein di escursioni così da concludere in gran stile la gita in Abruzzo.
Manca solo il gran finale: le cascate del Rio Verde. Considerate tra le più alte d’Europa grazie al flusso che cade su tre livelli della misura complessiva di 200 metri, si trovano all’interno della riserva naturale regionale a circa un chilometro dal paese di Borrello. Il minuscolo comune (338 abitanti) dispone di una sua breve storia, intuibile dalle due chiese e da alcuni edifici storici che probabilmente risalgono al X secolo quando il paese era un feudo della famiglia Borrello.

Borrello.
Panorama visibile dallo spiazzo del palazzo comunale: in basso il comune di Quadri.

Una veloce perlustrazione del paese ed è subito ora di pranzo. E guarda caso a Borrello c’è una “signora” trattoria chiamata Lo Shangrila da Vincenzina, un locale molto semplice dove gustare le specialità tipiche territoriali cucinate come mamma (o nonna) sa fare. Dunque gran profusione di pappardelle ai funghi, spaghetti chitarra al ragù, scamorza arrostita e scaloppine al limone o al Barolo in compagnia del vino della casa. Tutto a prezzi molto economici.

Spaghetti chitarra al ragù. Gnam!

Dopo il piacevole banchetto è il momento di scoprire la bellezza delle cascate e devo dire, a conferma di quanto descritto sui vari opuscoli turistici, sono davvero uno spettacolo.
Il parco, con ingresso a pagamento, è costituito essenzialmente da due percorsi: il più importante è una scalinata di 140 gradini che gira e rigira consentendo di ammirare da tre angolazioni diverse la cascata; il secondo è un sentiero sterrato che porta all’osservatorio, ovvero un fantastico punto panoramico ubicato di fianco al Rio Verde.

Il livello più basso delle cascate.
Lo spettacolare fondovalle visto dall’osservatorio.
La via dei mulini che porta al punto panoramico.

Dopo la scalinata con alcuni tratti piuttosto ripidi, è una goduria rilassarsi lungo l’antica via dei mulini raggiungibile percorrendo l’altro percorso: una stradina acciottolata completamente immersa nella natura che costeggia il fiumiciattolo da cui ha origine la cascata.

Non è ancora sera ma è giunta l’ora triste del ritorno.
Dopo tre giornate molto intense posso dire senza alcun dubbio che gli altopiani dell’Abruzzo sono una tappa imperdibile per gli amanti della natura, dell’aria pura, dei borghi storici e della tranquillità specialmente durante i mesi di giugno e luglio. E’ pur vero che anche la Campania ha i suoi territori montuosi dai panorami mozzafiato, tuttavia scoprire tradizioni diverse potrebbe essere un motivo in più per allontanarsi da casa, così da spezzare la monotonia e realizzare magari che altre usanze non sono poi tanto differenti dalle nostre. C’è tanto di familiare in queste zone e tanto di genuino, proprio come la ghiotta cucina locale. Per chi è fortunato a soggiornare altri giorni, può fermarsi al Nido delle Rondini, un albergo poco distante da Borrello, confortevole e dotato di un ottimo ristorante. Altrimenti a Roccaraso c’è l’imbarazzo della scelta, con alcuni consigli che trovate nell’articolo qui.

A presto cara Roccaraso, il Cilento mi chiama!