Profumi di autunno tra i Monti Picentini.

Profumi di autunno tra i Monti Picentini.

6 Ottobre 2019 Off di Dario

Mentre scrivo questo articolo, l’autunno comincia a fare progressi con il suo clima fresco e umido: la natura piano piano cambia colore, le castagne fanno la loro prima apparizione sugli alberi e i focolari dei camini crepitano per riscaldare i più freddolosi e per cuocere le tradizionali caldarroste.

Finalmente l’autunno!

L’atmosfera estiva, a tratti soffocante, è un lontano ricordo che lascia spazio al cambiamento autunnale da accogliere con gioia dal punto di vista spirituale e gastronomico. Certo, i mesi di questo periodo sanno essere anche terribilmente piovosi, ma è il solo piccolo limite da tener conto quando, a pochi passi da Salerno, ci sono i meravigliosi Monti Picentini che sanno regalare scenari incantevoli per vivere al meglio la “stagione del cambiamento”. Ad esempio, avete mai provato a passeggiare nell’Oasi di Frassineto accarezzata dalla rugiada, ammirando i colori dorati e rossicci della rigogliosa natura? Ma andiamo con ordine, cominciando il viaggio da Calvanico per una nuova serie di itinerari che si concentreranno attorno alle montagne appena menzionate.

La piazza principale di Calvanico.

Calvanico dista una decina di minuti in auto da Fisciano ed è un paese circondato da innumerevoli castagneti. Il territorio è noto per la presenza di tali alberi da tempo immemore, addirittura da prima ancora che il piccolo comune diventasse un feudo con chiese e ville di cui alcune, purtroppo, distrutte dal terribile terremoto del 1980. Il fascino rurale del centro storico è rimasto comunque intatto, abbastanza da viverlo con una piacevole passeggiata magari durante l’imminente Sagra della Castagna che anima le suggestive e fresche serate del paese.

Un vicolo di Calvanico.
La chiesa del Santissimo Salvatore alle porte del centro abitato.

Alla luce del sole invece è consigliabile una scappata a Capo Calvanico, il centro abitato poco sopra il nucleo principale, per considerare l’idea di raggiungere il Pizzo San Michele: trattasi di una montagna alta ben 1567 metri, la cui cima è raggiungibile esclusivamente a piedi percorrendo una mulattiera da Acqua Carpegna. Fortunatamente alla fonte ci si può arrivare con l’auto, altrimenti i veri escursionisti posso provare l’ascesa di oltre 4 chilometri lungo la malandata strada asfaltata.
Il mio obiettivo in questo luogo magico era di “catturare” alcune immagini del panorama mozzafiato visibile dal santuario di San Michele Arcangelo, ma il tempo tiranno e la strada in condizioni peggiori del solito mi hanno messo letteralmente fuori gioco. Ma a tutti i turisti in possesso di un’auto adeguata ad affrontare terreni accidentati o che sono in vena di lunghe (e faticose) passeggiate posso garantire che lo spettacolo dalla chiesa varrà la pena dello sforzo.

La strada per il Pizzo San Michele: non esattamente l’ideale per la mia utilitaria.

Ritornando verso Calvanico, al primo incrocio a sinistra si nota una strada tortuosa che scompare tra colline ricche di castagneti, trattasi della provinciale che porta a Castiglione dei Genovesi e ad una piccola perla naturale: l’Oasi Frassineto. Fermarsi nell’area naturale è d’obbligo, l’aria che si respira nonostante i “soli” 650 metri di altitudine è un toccasana grazie ai suggestivi boschi frondosi costituiti da numerose specie arboree. Inoltre si può passeggiare nel silenzio lungo i sentieri, contemplare la flora accomodandosi in punti attrezzati e visitare il piccolo museo silvo-pastorale (avendo cura di telefonare per accertarsi dell’orario di apertura). La superficie di oltre 81 ettari e i quattro percorsi segnalati rendono la permanenza lunga e piacevole, forse anche abbastanza impegnativa da concedersi un pranzo luculliano a base di carne alla brace per recuperare forze.
Le foto sottostanti sono state scattate nel tardo pomeriggio (intorno alle 18:30) poiché la luce del tramonto ha contribuito a rendere le immagini più suggestive.

Un percorso tracciato nel parco naturale Frassineto.
Il museo silvo-pastorale immerso nel verde.
Un momento di relax seduto ad un tavolo.
Veduta del Pizzo San Michele dal punto panoramico del parco.
Nel tardo pomeriggio, l’atmosfera è estremamente rilassante.
Sembra che fine Settembre sia il periodo migliore per beneficiare del parco in solitudine.

Tornando sulla strada provinciale in direzione di Castiglione dei Genovesi e proseguendo per circa 7 chilometri si giunge al piccolo comune di origini antichissime. Come molti altri paesi dei Monti Picentini, Castiglione fu fondata dagli abitanti in fuga dalla distruzione di Picentia nel 268 a.C. (ne parlo qui!) e, grazie alla sua posizione strategica, divenne nel Medioevo un importante “Casale” della città di Salerno fino all’epoca dei feudi, periodo che diede ai natali il famoso illuminista Antonio Genovesi. Anche qui le escursioni naturalistiche non mancano, specialmente una più breve e meno difficile del Pizzo San Michele ma comunque caratteristica e dal traguardo allettante: il panorama sul Golfo di Salerno in cima al Monte Monna ad oltre 1100 metri di altitudine. Per i dettagli sul percorso, cliccate qui.
Attenzione a non sbagliare gli incroci: il tratto asfaltato/cementato è il più lungo da percorrere (meno di due chilometri in salita) fino a che la strada non diventa sterrata. Inoltre aguzzate bene la vista perché il tragitto originale è indicato dalla segnaletica CAI.

Il tratto di strada asfaltata per il Monte Monna.
Le prime castagne!
La natura circostante.
Finalmente in cima! A sinistra si notano Castiglione dei Genovesi e il Monte Tubenna, a destra in fondo San Mango Piemonte.

La foto sopra mostra il Monte Tubenna, più basso del Monte Monna (834 metri di altitudine) ma più vicino a Salerno e al suo omonimo golfo, pertanto mi intriga molto la visuale da quella angolazione. Fortunatamente la strada asfaltata è percorribile in auto, almeno fino alla suggestiva Abbazia Santa Maria del XII secolo ove è consigliabile parcheggiare per procedere poi a piedi lungo un percorso sterrato. Anche da questa prospettiva il panorama è fantastico: si scorgono i colli di Montena, il Golfo di Salerno e, scendendo a ritroso verso l’area picnic e poi guardando in direzione di Castiglione, il Monte Monna. E’ incredibile, non siamo sulle Dolomiti ma in questo territorio si può riscoprire l’equilibrio.

Il santuario Santa Maria sul Monte Tubenna.
A sinistra uno spicchio di Piana del Sele, al centro i colli di Montena, a destra il mare… ammirare tale panorama ad occhi liberi è da brividi.
Salerno! Peccato per le nuvole che coprono parte della visuale.
L’imponente Monte Monna e Castiglione dei Genovesi.

Quasi sfinito, raggiungo di nuovo il comune di Castiglione per la “pausa” pranzo a tema tradizionale. Infatti, nel pieno centro del paese, è ubicato il ristorante Il Riccio che propone una cucina prettamente di montagna, senza fronzoli e cucinata con materie prime locali. Gli interni sono tipicamente rustici, il menù non particolarmente ampio ma più che adeguato per chi vuole gustare pasta fatta in casa, funghi, carne del territorio e dolci con le castagne. Ottima la carta dei vini, con etichette di qualità da varie regioni.

Calice di Aglianico Le Ghiandaie Rotolo 2016.
Zuppa di patate e verza.
Scialatielli fatti in casa con funghi porcini e alcuni spicchi di peperone.
Salsiccione leggermente piccante alla brace.
Zeppolina e torta alle nocciole.
Amaro della casa a base di rabarbaro, melissa e menta.

Ovviamente in luoghi a stretto contatto con la natura non possono mancare gli agriturismi come il Casale Piè d’Eco, caratteristico casale poco distante da Calvanico e completamente immerso nel verde, perfetto per gustare nel massimo relax il menù fisso a base di specialità locali, in più è anche dotato di camere per soggiornare qualche notte; gli avventori più sofisticati possono volgere lo sguardo su ristoranti estremamente raffinati come Dimora Nannina (attualmente chiuso fino all’8 Ottobre) e Villa Rizzo (controllare bene gli orari settimanali!) ove si può anche pernottare in camere e appartamenti con tutti i comfort.

Dopo il piacevole banchetto, raggiungere San Cipriano Picentino richiede pochi minuti di percorrenza in auto. Anche questo piccolo comune venne fondato dopo la distruzione di Picentia e deve il suo nome probabilmente al vescovo/scrittore cartaginese Tascio Cecilio Cipriano. Nel Medioevo, il borgo ebbe una certa rilevanza grazie al fruttuoso commercio con i Cartaginesi, tanto da essere posseduta da potenti famiglie dell’epoca feudale. Nell’Ottobre del 1862, con il Regio Decreto di Vittorio Emanuele II, al paese venne aggiunto il nome “Picentino”, quasi a voler rafforzare il senso di devozione dedicato a San Cipriano nel territorio circostante, ovvero i Monti Picentini. La propensione al culto è ben evidente anche dalla presenza di numerose abbazie sparse tra i colli, come la chiesa del 1300 di Sant’Eustachio sita in frazione Vignale e la Chiesa Madre dell’XI secolo.

Una via di San Cipriano Picentino.
La Chiesa Madre del paese.
Il campanile della chiesa di Sant’Eustachio.
Il panorama visibile da Vignale.

Dopo aver visitato le chiese, il piccolo centro abitato di San Cipriano ed effettuato l’incursione fotografica a Frassineto durante il tramonto, la giornata si conclude con l’appuntamento gastronomico a tema partenopeo: la pizza. Ci sarà mai una pizzeria al top in questi luoghi così rurali e legati alle tradizioni locali? Certo che sì: esattamente nel centro di Filetta è ubicata la Locanda dei Feudi 2.0 di Francesco Capece. Il locale non è molto grande, gli interni sono semplici e senza fronzoli mentre il menù è un ricco belvedere di fritti, pizze e birre. L’utilizzo di eccellenti materie prime slow food e della farina Petra trasformano il semplice saggio della pizza in un vero e proprio viaggio gastro-orgasmico tra i sapori con tanto di atterraggio leggero garantito dall’impasto ultra digeribile.

La birra Agricola dell’azienda Birra Salento.
L’arancino.
La splendida pizza “Tra i due litiganti, lo sciuscillone gode!”
Il cannolo siciliano.

E’ ormai tarda sera, una scrosciata d’acqua temporalesca è imminente; non resta altro che ritirarsi alla base nel migliore dei modi per pianificare la nuova tappa ai piedi dei magnifici Monti Picentini: Giffoni Sei Casali.

Castagneti lungo la strada per Calvanico.