Alla scoperta di Giffoni Valle Piana e dei suoi Casali.

Alla scoperta di Giffoni Valle Piana e dei suoi Casali.

12 Ottobre 2019 Off di Dario

Dopo aver trascorso una gran giornata fra i castagneti dei Monti Picentini, decido di scendere verso valle fino a scorgere i casali e i borghi di un grande paese: Giffoni Valle Piana, comune di origini antichissime fondato dai superstiti fuggiti dalla distruzione di Picentia nel 268 avanti Cristo, oggi noto per il Giffoni Film Festival e per la ghiotta nocciola “tonda” marchiata IGP.

Un angolo del centro storico di Giffoni Valle Piana.

Il clima e la superficie territoriale erano perfetti per l’agricoltura e la pastorizia, così da cominciare una nuova vita con il piede giusto fino al momento di massimo splendore che si ebbe nel Medioevo. L’arrivo dei Longobardi contribuì all’edificazione di numerosi edifici quali chiese e castelli, nell’anno 1000 fu la volta dei Normanni che fecero fiorire l’industria, l’artigianato e il commercio spingendo Giffoni in un periodo di benessere che venne fortunatamente riconfermato anche durante la rispettabile dinastia Sveva. Purtroppo, dopo il 1200, con l’arrivo degli Angioini a Napoli, iniziò a diventare opprimente la pressione fiscale anche se gli Aragonesi rafforzarono molto l’industria, in particolar modo quella dedicata alla lavorazione della lana. Nel ‘600 il periodo di pace e prosperità ebbe un tracollo: una terribile peste si scatenò sulla popolazione decimandola e portando Giffoni sull’orlo di una crisi generale dovuta anche alle continue ed esasperanti tasse. Il periodo borbonico risollevò economicamente la cittadina dalla tragedia vissuta, ma incrementò il brigantaggio che spesso veniva supportato dai contadini locali. Tuttavia la storia insegna che tutte le dinastie, le rivolte e i fenomeni come quelli del brigantaggio sono prima o poi destinati a spegnersi.
Infatti, oggi, Giffoni può mostrare orgogliosamente i testimoni preziosi del passato più fiorente, partendo dal centro cittadino fino alle frazioni circostanti. Moltissime sono le chiese e i conventi costruiti tra il 1000 e il 1300, alcuni esteticamente rimasti inchiodati all’essenzialità medievale, altri invece restaurati nel tempo e impreziositi da dettagli barocchi. Consiglio la visita dei complessi durante la mattina poiché molti di questi sono chiusi nel pomeriggio.

Piazza Umberto I con il palazzo baronale e la fontana attribuita a Luigi Vanvitelli.
Chiesa Madre della SS. Annunziata.
Il magnifico interno della Chiesa Madre.
La piccola chiesa di Santa Maria a Vico.
Il Santuario di Santa Maria di Carbonara vicino alla frazione Curti.

Percorrendo la strada verso il Santuario di Santa Maria di Carbonara, il paesaggio cambia: le ampie vallate alle spalle, sempre più piccole, le montagne di fronte, sempre più grandi. Guardandosi attorno si notano vette aguzze, vegetazione folta e il cielo è quasi tutt’uno con l’orizzonte man mano che si raggiunge la cima della strada provinciale 25. Alla fine della salita, cioè sul così chiamato Valico della Colla, si può proseguire scendendo in direzione di Serino ma, il comune della provincia di Avellino, sarà una meta interessante da scoprire in un’altra occasione. A quasi 1000 metri di altitudine il panorama circostante è spettacolare e la presenza del sentiero CAI 169 stuzzica l’idea di avventura per foreste e alture. Il percorso, la cui partenza è visibile da un tornante lungo la strada, consente di raggiungere il Monte Pizzautolo e la Punta di Tormine transitando tra miniere abbandonate di ittiolo e incantevoli vallate bagnate dall’acqua montana. Da non sottovalutare le altitudini “modeste” (poco oltre i 1100 metri): il sentiero è tipicamente alpino, dunque è bene attrezzarsi con scarponi e bastoni da trekking.

Panorama dal Valico della Colla.
Le Prealpi? No! I Monti Picentini nel loro splendore.

Di solito dopo un lungo itinerario che ha richiesto l’intera mattinata, ci si prepara per un pranzetto luculliano con l’occasione di gustare le specialità locali. Impegno che, nel mio caso, non è andato inizialmente a buon fine a causa del giorno di chiusura (mercoledì) previsto da tutti i ristoranti di Giffoni Valle Piana. Forse sarò stato sfortunato, ma in un comune dove sono presenti più chiese che attività di ristorazione sarebbe meglio organizzarsi in modo tale che durante tutti i giorni della settimana almeno un locale è aperto per gli avventori. Altrimenti il cartellone di benvenuto con la dicitura “paese albergo” prima o poi cadrà a terra. Fortunatamente, allontanandosi nei dintorni, delle validissime alternative si trovano.

Deciso a gustare le tipicità locali, torno nel fine settimana per scoprire Il Nocciolo Selvatico a Sieti, grazioso borgo (il quale descriverò a breve) distante una decina di minuti da Giffoni Valle Piana. Il ristorante, comprendente poco più di 30 coperti, ha uno stile tipicamente rustico ma al tempo stesso curato nei dettagli con qualche tocco di modernità, filosofia riscontrabile anche nel menù che propone piatti della tradizione con un pizzico di innovazione. Ma il punto forte di questa cucina sono le materie prime: salutari e di altissima qualità, basti pensare che le erbe selvatiche vengono raccolte in altura dalla chef in persona. Possibile il vino al calice e anche la birra artigianale di Olevano sul Tusciano, compagna ideale per le cene a base di pizza tipica sul ruoto. Tra le bevande, non poteva mancare il vero caffè alla nocciola per chi vuole chiudere con stile.

Il pane della casa prodotto con farine Petra.
La parmigiana, equilibratissima e leggera.
Spaghetti di Gragnano alle nocciole di Giffoni.
Agnello fritto con contorno di finocchio e arancia.
Gran finale con il tiramisù.

Passata la parentesi golosa, si prosegue con l’itinerario programmato.
Il territorio di Giffoni comprende anche i “Casali”, ovvero i sei villaggi che nel Medioevo composero una sorta di unico agglomerato urbano. Oggi, tale “gruppo” di villaggi e frazioni è chiamato Giffoni Sei Casali il quale era costituito originariamente da: Capitignano, Prepezzano, Sieti Alto, Sieti Basso, Malche e Capocasale. Visitarli è doveroso: nonostante le loro dimensioni hanno chiese antiche, centri rurali caratteristici e spesso organizzano eventi e feste folcloristiche.

Capitignano è il casale più grande, qui gli antichi Picentini formarono un nucleo abitativo intorno al tempio eretto da Silla al Dio Giove, al fianco del quale furono poste le teste delle statue di Giano e Giunone, mozzate in segno di spregio dai legionari romani. E dall’effigie di Giano (Caput Jani) sembra provenire il nome della frazione. Oltre alle chiese storiche, come la Santa Maria della Pace, si trova l’incantevole Parco Pineta ideale per passeggiate rilassanti all’ombra dei pini. Inoltre è imminente la festa San Martino Castagne e Vino dall’8 al 10 Novembre dedicata alle tipicità e usanze locali.

Scorcio del centro storico con il campanile della Chiesa di San Martino Vescovo.
La lussureggiante pineta di Capitignano.

Sieti Basso e Sieti Alto erano un tempo due borgate differenti, costruite tra i crepacci delle colline per sfuggire ai saccheggi per opera dei barbari. L’eccellente posizione di difesa spinse le ricche famiglie locali a costruire le loro dimore nella parte più alta per gestire in maggior sicurezza gli affari. I borghi oggi sono riuniti sotto l’unico nome di Sieti, tranquilla frazione che ancora conserva gelosamente i palazzi nobiliari trasformati in B&B (come il Palazzo Pennasilico, ricco di affreschi) oltre a chiese e conventi ove trovò ispirazione il noto poeta e umanista Jacopo Sannazzaro.

Il palazzo De Robertis, famiglia nobiliare del XV secolo.
Un vicolo nella parta alta di Sieti.
La chiesa di Santa Maria del Paradiso e il convento dei Servi di Maria a destra.
Veduta della parte bassa di Sieti.

Prepezzano è il casale più distante da Giffoni Valle Piana e il più vicino a San Cipriano Picentino. Anch’esso è di origini antichissime sebbene le prime testimonianze risalgono al Medioevo, epoca di sviluppo in cui venne costruita la sontuosa Chiesa di San Nicola a Bari, costruzione a tre navate con coperture interne a volta e mura impreziosite da fregi e mondanature. Consigliatissima da visitare in mattinata.

La fontana di Piazza Umberto I e il campanile della chiesa di San Nicola a Bari.
Scorcio di Prepezzano.

Al di fuori di Giffoni Sei Casali, tra i paesi da menzionare, c’è quel gioiello di Terravecchia: borgo collinare composto da un intricato dedalo di viuzze circondate dal caseggiato rurale estremamente compatto e strutturato a mò di fortezza. L’atmosfera è di altri tempi, gli edifici popolari dei trappitari (c’è anche un piccolo museo etnografico) e le residenze nobiliari sono state restaurate conservando l’aspetto originale così da rendere le passeggiate per i vicoli estremamente suggestive. Inoltre sono possibili anche facili escursioni tra le colline di uliveti godendo degli scorci panoramici sul territorio circostante. In cima alla collina c’è il castello del XII secolo purtroppo in fase di restauro ma comunque raggiungibile dal paese attraverso una mulattiera.

Un vicolo del borgo di Terravecchia.
Gli uliveti visibili dal Sentiero della Stampella.
Ruralità ai massimi livelli!
Panorama dalla piazzetta di Sant’Egidio con la chiesa omonima.

Quando viaggiai per il Cilento, rimasi sorpreso dalla ricca storia territoriale e dal fascino dei borghi locali così saldamente ancorati alle tradizioni, ora posso confermare che a poca distanza da Salerno c’è un’altra zona dotata delle stesse qualità le quali, con alti e bassi, si cercano di mantenere: i Monti Picentini e il loro circondario. A maggior ragione, urge scavare più in profondità, raggiungendo il cuore delle montagne immerso nella natura più isolata e selvaggia.