Abellinum, ovvero l’odierna Avellino.

Abellinum, ovvero l’odierna Avellino.

23 Novembre 2019 Off di Dario

Girando e rigirando tra montagne e borghi dell’antica Irpinia è sempre stata presente la tentazione di visitare la cittadina capoluogo del territorio. Poco distante dai monti del Partenio e dei Picentini, avvolta nella folta vegetazione della valle, si erge Avellino.

Un primo scorcio del centro storico di Avellino su Corso Umberto I.

Il comune nacque dalle ceneri dell’antica Abellinum inizialmente insediamento sannita trasformato poi, con la vittoria dei Romani nelle guerre sannitiche, in vera e propria città con tanto di forum, anfiteatro, terme e ville gentilizie. Tuttavia il centro romano ebbe vita breve: le crisi economiche, alcuni terribili eventi naturali e le invasioni longobarde spinsero gli abitanti ad abbandonare il luogo rifugiandosi nel circondario. Alcuni continuarono la loro vita nel punto in cui sorge tutt’ora Atripalda, altri scelsero di allontanarsi maggiormente all’interno della conca avellinese.

Prima di partire all’esplorazione del capoluogo e dei suoi monumenti, è dunque quasi obbligatorio visitare il complesso archeologico di Abellinum il quale conserva le cinta murarie dell’antica città situata sul colle Civita, gli edifici popolari romani e una villa patrizia dotata persino di impianto termale. Di quest’ultima si possono notare anche il colonnato e alcuni affreschi a testimoniare il ceto elevato del “fu” proprietario.

L’ingresso al complesso archeologico costeggiando le mura dell’antica città.
Quel che rimane della villa patrizia.
Alcuni affreschi interni.
Veduta di Abellinum.

La visita al sito archeologico può richiedere tempo, abbastanza da valutare successivamente il pranzo (o la cena) presso uno dei vari ristoranti nel centro di Avellino. Si parte dalla cucina semplice e tradizionale ma anche un po’ innovativa con gran cura delle materie prime di Degusta e Saporitaly per passare alle specialità di pesce con classe di Triglia Trattoria di Mare e alla raffinata arte culinaria de Il Cavallino annesso al lussuoso Hotel de la Ville; non manca inoltre un’ottima pizzeria in puro stile napoletano, Il Testone.

Dati i precedenti itinerari culminati sempre nella gastronomia tradizionale, decido di non cambiare percorso scegliendo Degusta. Il locale è ampio, moderno e curato nei particolari; il menù non propone molta scelta per rispettare la stagionalità dei prodotti ma, con mia sorpresa, c’è una bella varietà di pizze e fritti della tradizione napoletana. Buono anche l’assortimento di bevande che spaziano dai vini alle birre.

Ad ogni tavolo sono presenti (ed incluse nel coperto) delle graziose mele.
Il fritto misto napoletano.
Fusilli con zucca e funghi porcini del Terminio.
Tenerissima scaloppa alla pizzaiola.

Nel complesso una piacevole esperienza, anche se l’offerta sembra strizzare l’occhio più al veloce pranzo da lavoro che alla rilassata esperienza degustativa nelle tradizioni irpine.

Ma torniamo alla nostra Avellino: vista da lontano con occhio distratto appare come una normale cittadina di fondazione molto recente senza alcunchè di interessante, in realtà è un luogo che va scoperto passo dopo passo girovagando per le strade del centro. Gli appassionati storici più fervidi potrebbero cominciare il tour dal Museo Irpino costituito da due edifici, il Palazzo della Cultura e l’ex Carcere Borbonico. In entrambe le strutture sono conservati reperti di varie epoche ritrovati sul territorio non solo di Avellino ma di tutta l’antica Irpinia.

Veduta delle montagne (probabilmente il gruppo del Terminio) da una via del centro.

Come specificato qualche riga più sopra, il capoluogo iniziò a prendere forma con l’arrivo dei Longobardi i quali eressero diversi castelli assegnati poi ai gastaldati nominati dal Ducato di Benevento. Naturalmente la situazione politica cambiò con l’arrivo dei Normanni e degli Svevi, Avellino fu addirittura città della corona al tempo di Enrico VI di Svevia anche se per breve periodo: gli Aragonesi di Re Alfonso avevano ormai le mani sul ricco centro abitato anche se dovettero prima fronteggiare gli Angioini di Renato D’Angiò per stabilire definitivamente i propri domini.

La Torre dell’Orologio (XVII secolo) e lobelisco di Carlo II D’Asburgo in piazza Amendola.

La fase più pacifica e particolarmente florida fu quando il feudo appartenne a Maria de’ Cardona, colta e bella contessa che seppe rimodernare la città restaurando edifici ecclesiastici e non, rinnovando l’industria e trasformando il vecchio castello longobardo in una accogliente corte riservata ad artisti di qualsiasi ramo.

La fontana di Bellerofonte realizzata da Cosimo Fanzago nel XVII secolo.

La crescita urbana e culturale continuò anche e soprattutto durante il feudo della famiglia Caracciolo, la quale riuscì con Francesco Marino I a trasformare Avellino da capoluogo a Principato Ultra incrementando a dismisura il potere economico e la fioritura delle arti che coinvolse artisti da tutta Italia. La città visse un vero periodo idilliaco durato fino alla fine dei feudi anche se non senza intoppi: un caso in particolare fu la terrificante peste del 1656 che decimò la popolazione.

Dopo l’abolizione dei feudi, Avellino fu una delle sedi dei noti moti carbonari nel 1820/1821 dato il forte spirito insurrezionalista presente tra gli abitanti. La cittadina divenne fondamentale, senza martiri e massacri, durante le cosidette “Cinque Giornate di Avellino” nel coinvolgimento di tutti i ceti sociali nella battaglia che tanto distinse il Risorgimento italiano.

In conclusione si può dedurre che sono tanti i momenti gloriosi e storicamente importanti vissuti dal capoluogo, molti dei quali testimoniati da ritrovamenti storici ed edifici ancora presenti in tutto il loro splendore. Purtroppo alcuni di essi sono spariti del tutto o si trovano in pessime condizioni (anche per incuria) a causa dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e del terribile terremoto del 1980.
Tuttavia i simboli cittadini più importanti sono in ottime condizioni e facilmente individuabili, basta seguire un semplice percorso: partire da Corso Umberto I, raggiungere Piazza Amendola e proseguire lungo via Nappi che porta alla rinomata Piazza Libertà. Durante il tragitto si distinguono chiese, monumenti e palazzi del XVII secolo artisticamente e architettonicamente meravigliosi.

Piazza Libertà.
La Prefettura di Avellino, ex palazzo del Governo nell’800.
La dimora di Victor Hugo in epoca fanciullesca.
La Cattedrale di Santa Maria Assunta e San Modestino.

Tra le chiese di spessore va menzionata e visitata la Cattedrale di Santa Maria Assunta e San Modestino. Costruita nel corso del 1100, subì diverse modifiche e restauri a causa di terremoti e guerre fino ad assumere l’aspetto odierno: la facciata è molto elegante e senza orpelli inutili chiaramente di matrice neoclassica, l’interno a tre navate invece richiama lo stile barocco come suggeriscono le colonne di marmo, gli stucchi dorati e il soffitto a cassettoni con un’emozionante tela di Michele Ricciardi; solamente la cripta ha mantenuto l’antica estetica romanica.

La cattedrale vista da via Duomo.
Il ricco interno del duomo.
Il soffitto a cassettoni con “La Maria Assunta in Cielo” di Michele Ricciardi.

Oltre al duomo, sparse per Avellino, ci sono altre basiliche storicamente importanti come la Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli e la Chiesa e Convento di Santa Maria delle Grazie.

Alla fine, per quanto il centro storico possa sembrare di dimensioni modeste, la gita si dimostra culturalmente e visivamente interessante dato che il capoluogo ha vissuto momenti e epoche in modo così intenso da rappresentare senza dubbio uno spaccato importante dell’Italia meridionale di un tempo.

Il viaggio per la provincia di Avellino non si conclude qui: ci sono piccoli paesi lontani, quasi ai confini della Campania, che risplendono di una luce tale da essere dichiarati tra i borghi più belli d’Italia.
L’Irpinia ha ancora tanto da raccontare e mostrare.