Nei borghi irpini più belli d’Italia #2.

Nei borghi irpini più belli d’Italia #2.

21 Dicembre 2019 Off di Dario

Come anticipato nella precedente puntata (se ve la siete persa, andate qui!), anche oggi l’argomento è incentrato su alcuni dei borghi più belli d’Italia situati nel territorio dell’Alta Irpinia. Tali luoghi suggestivi, usualmente ubicati in cima a delle colline panoramiche, sono tanti e occorre fare una difficile selezione. Spulciando ben bene le guide e studiando la cartina, la scelta personale è andata su due borghi a nord-est di Avellino molto vicini al confine con la Puglia: Savignano Irpino e Zungoli.

Uscendo dall’autostrada dei Due Mari (la E842) all’altezza di Grottaminarda e proseguendo per le strade interne verso e oltre Ariano Irpino, si nota subito il paesaggio caratteristico del territorio: vallate, alte colline, montagne all’orizzonte e tantissimi boschi. Dunque la natura fa da padrona, infatti i comuni in procinto di essere visitati sono immersi nella Valle del Cervaro, verdeggiante conca fluviale a cavallo tra le province di Avellino e Foggia.

Ampi spazi e vedute a 360 gradi nella Valle del Cervaro.

Percorrendo la strada provinciale 91bis si possono scorgere le prime abitazioni di Savignano Irpino ad oltre 700 metri di altitudine.
Il paese ha una storia molto legata a quella di Ferrara, antico borgo oggi definitivamente scomparso per cause non del tutto chiare. L’attuale centro abitato di Savignano era in epoca paleolitica popolato da insediamenti sparpagliati di origine irpino-sannitica che includevano anche Osci, Enotri ed altri ancora.

L’arrivo a Savignano Irpino. A sinistra la Chiesa Santa Maria delle Grazie e a destra la Fontana Angelica.

Il primo nucleo cominciò a formarsi con l’arrivo dei Longobardi i quali eressero un castello facente parte di un complesso sistema di difesa contro le scorrerie del tempo. I Normanni nell’XI secolo aggiunsero cinta murarie imponenti, rafforzarono il castello e organizzarono al meglio la cittadina in modo da costituire, insieme a Ferrara e Greci, una baronia dipendente dalla contea di Ariano. La crescita e l’importanza di Savignano fu tale da attirare la “sete” di dominio della nobile famiglia Guevara durante il periodo Aragonese.

L’ingresso del castello ubicato vicino ad un punto panoramico.
Le possenti mura del castello.
Veduta mozzafiato sulla vallata punteggiata da pale eoliche.

Sebbene Savignano sembrò accrescere il proprio prestigio, Ferrara invece cominciò ad essere abbandonata probabilmente per sfruttare il territorio in cui sorgeva in modo da favorire la transumanza e l’approvigionamento di acqua e pietra calcarea. Alla fine dei conti, tale epoca non fu particolarmente benefica considerate le guerre, le pestilenze e la Congiura dei Baroni mossa contro gli Aragonesi. Terminata l’era dei feudi, il borgo fu spesso vittima delle scorrerie di briganti che imperversavano la regione e partecipò attivamente ai moti carbonari molto sentiti nell’avellinese.

Corso Vittorio Emanuele, in fondo il campanile della Chiesa del Purgatorio.
Piazza Umberto I.
Uno dei tanti vicoli di Savignano, in fondo si nota la Chiesa Madre.

Le testimonianze del passato sono ancora visibili dal castello, trasformato in residenza signorile dai Guevara, ed altri edifici sfuggiti miracolosamente alla distruzione dei terremoti del 1962 e 1980. Alcuni sapienti restauri hanno riportato a miglior luce la Chiesa Madre e molte vie storiche del borgo le quali iniziano e finiscono dalle porte d’accesso originarie del XVI secolo.

La facciata romanica della Chiesa Madre.
Via Padre Romualdo Formato che inizia dall’antica Porta Grande e si inoltra nel centro storico.
Veduta di Savignano Irpino.
Una delle tante viuzze da calpestare in rigoroso silenzio.

Il borgo dalla sua particolare forma a sella (lo si può notare nella seconda foto sopra) è una bellezza da scoprire durante i mesi invernali: le strade semi-deserte e il silenzio circostante consentono l’immersione totale nella storia del paese. Anche se il freddo, specialmente se accompagnato dal vento, è “prepotente” e urla a gran voce l’urgenza di trovare un riparo al caldo, magari gustando qualche pietanza tipica.

Durante l’inverno, la cucina irpina è un vero toccasana con le sue specialità dai sapori intensi e selvaggini. Purtroppo non sono riuscito ad individuare dei locali di riferimento a Savignano Irpino come a Zungoli sebbene siano presenti nel circondario due o tre agriturismi/trattorie senza lode e infamia. Val la pena menzionare invece Corte dei Roberto, bella azienda vitivinicola legata al passato che guarda al futuro, molto attiva nella valorizzazione del territorio e delle sue materie prime attraverso percorsi enogastronomici organizzati in sede.

Tutt’altra storia se ci si avvicina invece ad Ariano Irpino, grande paese ricco di locali per tutti i gusti: dai tradizionalisti agli innovatori, quasi tutti puntano a risaltare gli ingredienti irpini e la loro presentazione nel piatto come nel caso del raffinato ristorante La Pignata e del più rustico ma curato agriturismo Villa Tre Colli. Dunque niente specialità di pesce? Non manca nemmeno tale cucina elegantemente offerta dal Ristorante Biffy, poco distante dal centro.

Il mio pranzo, tra le numerose opportunità luculliane, è avvenuto in località Serra presso il Maeba Restaurant. Percorrendo una stretta strada immersa tra campi e boschetti, si giunge ad un antico frantoio opportunamente ristrutturato e trasformato in eden dell’accoglienza degustativa. Gli interni curatissimi, la musica rilassante, la mise en place essenziale cambiata ad ogni portata rendono l’esperienza gastronomica un lento e rilassante viaggio nella cultura culinaria irpina sapientemente curata dallo chef Marco Caputo con gran estro creativo. Di gran pregio anche la carta dei vini, dalla quale ho scelto un buon Aglianico Ischapiana 2014 di Salvatore Molettieri.

Il benvenuto. Attenzione, non tutto è ciò che sembra… lo chef ama “giocare” con le forme e i sapori.
Quasi tutto fatto in casa (a parte l’olio): grissini, taralli, pane, focaccina al rosmarino e burro.
Zucca, scampi, nocciole e bergamotto.
Raviolo di cinghiale, mirtilli fermentati ed erbe aromatiche.
Maialino, verza e cocco.
Castagne, whisky e caffè.
Piccola pasticceria. Come nel benvenuto, non tutto è come sembra!
Non potevo non fotografare questo grazioso funghetto che nasconde sapori incredibilmente intensi.

Dato l’itinerario già deciso e dedicato esclusivamente ai borghi, ho preferito non dilungarmi sulla visita di Ariano Irpino, comune che in realtà merita una tappa turistica per la sua storia e i suoi monumenti. Sicuramente un luogo da tenere in mente per viaggi futuri.

Una volta impostato per bene il navigatore (altrimenti senza istruzioni adeguate sarà capace di sperdervi per le campagne), si prosegue per la strada provinciale 237 fino a Zungoli, splendido borgo costruito lungo un terreno scosceso e frastagliato.

Il fascino rurale di Zungoli.

Il luogo, secondo i reperti ritrovati, è abitato persino dall’età del rame ma le testimonianze maggiori risalgono all’Impero Romano poiché sul territorio era presente una nutrita comunità romana la quale era molto vicina alle famose vie Appia e Traiana. La posizione fu strategicamente importante nel favorire l’economia dell’insediamento, tuttavia la vera e propria cittadina si formò dopo l’anno 1000 grazie ai Normanni i quali edificarono un bellissimo castello oltre a possenti cinta murarie in protezione dell’abitato.

Il ponte di via Castello.
Il castello normanno dei Susanna.

Come ben noto, il medioevo (sia basso che alto) fu un periodo ricco di battaglie e dominazioni, infatti Zungoli, come tanti altri comuni irpini e non, passò sotto il potere degli Svevi, degli Angioini e infine degli Aragonesi. All’inizio del ‘500, la cittadina divenne un feudo indipendente governato dai potenti Loffredo fino alla fine dell’epoca feudale.
Il dettaglio più curioso nella storia di Zungoli è che il grande scrittore Giambattista Basile, autore del “Cunto de li Cunti”, fu governatore della città nel 1618. E’ sorprendente come tanti personaggi illustri, veri pilastri rappresentanti di un’epoca, siano passati anche per i più piccoli e insospettabili comuni della Campania. Segno che tali luoghi godevano di notevole fama nei tempi andati.

Sebbene parte dell’abitato è in stato di abbandono, ciò crea molta suggestione mentre si passeggia per i stretti vicoli del borgo.
Particolare angolo di Zungoli: le mura della via a destra, in passato, fungevano da porta d’ingresso al borgo (chiamata Porta Palazzuolo).

Dopo questa premessa, si può chiaramente definire il passato del borgo più che autorevole, confermato per di più non solo dal Castello dei Susanna ma anche da altri edifici nobiliari sparsi per il comune. In ogni caso, a colpire nel segno gli amanti delle passeggiate, sarà la bellezza rurale dell’abitato composto da antiche casupole talvolta “incastrate” all’interno di piccole grotte scavate in epoca romana.

Cunicoli e scalinate a manetta!
Una “trafficata” via di Zungoli.
Viuzze acciottolate e antiche porte d’ingresso: stile senza tempo.

Non mancano gli edifici ecclesiastici i quali non sono esternamente bellissimi a causa di profondi restauri dopo i continui e disastrosi terremoti. Gli interni invece possono riservare sorprese interessanti, affreschi seicenteschi e altro a patto di trovare le strutture aperte durante l’orario di visita.

La chiesa di Santa Maria Assunta.
Il convento di San Francesco.

Con un po’ di dispiacere, si può concludere a Zungoli la lunga traversata della provincia di Avellino cominciata dai Monti Picentini diverse settimane fa. Il viaggio alla riscoperta dei borghi e della natura incontaminata nel territorio irpino non poteva essere più esaltante: il lato più selvaggio e a tratti abbandonato di alcuni luoghi non ha intaccato in maniera troppo negativa la bellezza circostante, anzi talvolta l’ha persino esaltata nella sua cruda ruralità. Tuttavia è un’interpretazione ottimistica la mia che potrebbe non valere per tutti, in realtà l’antica Irpinia è un territorio che va visto, ri-visto, curato e valorizzato più che mai per la Storia, i paesaggi e la gastronomia.

Dalla prossima puntata si cambierà scenario scendendo più a sud, probabilmente nelle grandi terre del Vallo di Diano. Maggiori dettagli emergeranno sulla pagina Facebook con la consueta carrellata di foto che anticiperà il luogo/argomento dell’articolo. Nel frattempo, ci sarà la pausa natalizia utile a pianificare al meglio i dettagli dei prossimi itinerari.

Non mi resta altro che ringraziare voi lettori per avermi seguito nelle traversate e augurare a tutti buon Natale!

L’ultimo saluto all’Irpinia.