Viaggio nella Serenissima tra incanto e mistero #1.

Viaggio nella Serenissima tra incanto e mistero #1.

7 Marzo 2020 Off di Dario

Talvolta uscire e viaggiare lontano dai propri confini può risultare complicato, specie per i campanilisti oppure per chi teme la nostalgia di casa. Senza poi contare difficoltà pratiche come il dispendio economico e lo sforzo fisico necessari ad affrontare il viaggio. Sono sacrifici, piccoli o grandi, da pianificare nel corso dell’anno che, spesso, spingono alla demotivazione relegando le persone ancora di più nei propri limiti. Ed è proprio il sentirsi limitati, “chiusi”, che dovrebbe spingere ad affrontare di tanto in tanto un percorso diverso, una deviazione, così da soddisfare la curiosità e il desiderio di scoperta e meraviglia insiti in noi stessi. Viaggiare è la migliore cura alla monotonia e alla noia, soprattutto se l’itinerario prevede mete lontane dalla propria porta di casa, in lidi culturalmente diversi che magari potrebbero lasciare inizialmente perplessi ma sufficientemente sorpresi se non estasiati da non voler più tornare indietro.

Il periodo di Febbraio è particolarmente associato al Carnevale, festa di tradizione cristiana in cui goliardia e mascheramento risvegliano l’immaginario e lo spirito fanciullesco. Ogni regione la celebra seguendo le proprie tradizioni: dalla battaglia delle arance del Carnevale di Ivrea, per passare ai carri spettacolari del Carnevale di Viareggio fino al romantico Carnevale di Venezia con le sue maschere. Gli eventi appena nominati sono i più conosciuti in Italia, ma ce ne sono molti altri meno blasonati i quali vengono annualmente festeggiati e che affondano le radici nella tradizione popolare.

Una maschera al Carnevale di Venezia.

Per quanto lo scopo della rubrica sia di esaltare storia e costumi della Campania, non ho potuto fare a meno di uscire fuori dalle confortevoli mura di casa per spingermi più a Nord alla scoperta di una cultura per certi aspetti diversa dalla mia. Tali differenze si notano nell’arte, nella storia, nelle usanze popolari e nella cucina essendo stata la tappa in questione una delle città più importanti d’Europa durante e dopo il X secolo: Venezia.

Scrivere la storia della Serenissima nei dettagli è un’impresa ardua che richiederebbe giorni e giorni di ricerche, quindi cercherò di essere il più breve possibile illustrando gli aspetti più interessanti che hanno reso Venezia patrimonio UNESCO, nonché una delle città più belle al mondo.

Il Canal Grande di Venezia.
Il mezzo di trasporto caratteristico della città: la gondola.
Bellezza senza tempo a Piazza San Marco.

Il territorio lagunare, secondo alcuni reperti individuati del lontano periodo paleoveneto, era abitato da piccoli insediamenti dediti alla caccia, alla pesca e al piccolo commercio marittimo del sale. Con la venuta dei Romani e l’apertura di vari porti, i traffici via mare vennero rafforzati e molte aree interne furono bonificate e trasformate in piccoli agglomerati urbani e luoghi di villeggiatura. La vita lungo la costa però non durò a lungo: le invasioni barbariche, seguite dall’arrivo degli Unni prima e dei Longobardi dopo, costrinsero gli abitanti a rifugiarsi sulle piccole isole della laguna ben protette dalle paludi circostanti.

Fu in questo periodo che l’ingegno degli abitanti venne alla luce ideando il sistema perfetto per costruire degli edifici sull’acqua. Vennero realizzati migliaia e migliaia di lunghi pali aguzzi in legno, la cui punta andava immersa negli acquitrini fino a sprofondare nello strato argilloso sottostante; dopo aver disposto i pali seguendo uno schema ben preciso e aver accertato il livello della marea, sopra di essi furono posti grossi blocchi di pietra d’Istria impermeabile all’acqua; dopodiché si poteva procedere con la costruzione dell’edificio con colonne e mura perimetrali.
Maggiori dettagli sulla fondazione degli edifici veneziani li potete trovare qui!

Era un lavoro estremamente lungo che richiedeva tanta manodopera ed una certa precisione di esecuzione. Ed è proprio questa una delle caratteristiche peculiari di Venezia avvertibili quando si attraversa via treno o via auto il ponte collegato alla terraferma: davanti agli occhi appare una città fiabesca costruita sull’acqua dove la brezza marina e il lieve odore di salsedine sono onnipresenti. Come l’umidità notturna, forse l’aspetto meno piacevole da vivere.

Venezia è uno spettacolo anche solo uscendo dalla stazione ferroviaria. Di fronte si para il Canal Grande attraversato dal Ponte degli Scalzi (a sinistra), a destra si nota la chiesa di San Simeon Piccolo.

Una volta appiedati, non resta altro che scegliere l’itinerario da percorrere con assoluta lentezza, cioè al ritmo che la città impone per ovvie ragioni. Si può scegliere di raggiungere i luoghi più famosi attraversando innumerevoli ponti, calli e campielli a piedi, oppure raggiungere l’epicentro di cotanta bellezza (ovvero Piazza San Marco) usufruendo del vaporetto in direzione del Ponte di Rialto in modo da poter ammirare le ricche dimore su entrambi i versanti del Canal Grande.
Qui sono disponibili le tratte dei battelli da Santa Lucia e altre informazioni!

Numerosi palazzi nobiliari si affacciano sul Canal Grande.

Sul battello, stupisce notare il traffico intenso di imbarcazioni di varie dimensioni, ma ancor di più affascinano le fila di edifici storici dall’architettura rinascimentale, barocca, bizantina e gotica. Poi si rimane letteralmente a bocca aperta di fronte alla candida imponenza del Ponte di Rialto: originariamente un semplice ponte galleggiante di barche, poi ricostruito in legno ed infine in pietra su idea di Antonio da Ponte con lo scopo di unire le sponde del Canal Grande per usufruire al meglio del famoso mercato di Rialto.

Il Ponte di Rialto visto dal vaporetto.
Da qualsiasi angolazione risulta affascinante da ammirare.
Il Ponte di Rialto di sera dalla sponda orientale.

Approdati lungo la Riva degli Schiavoni, ovvero il belvedere che collega Piazza San Marco con l’Arsenale, ci si può sperderere totalmente nei meandri della città passeggiando per le piccole e caratteristiche calli. Gli innumerevoli vicoli sono di tanto in tanto interrotti da suggestivi campielli dotati di pozzi medievali per l’approvigionamento di acqua piovana e da ponti e canali dal fascino estremamente romantico. Anche semplicemente camminando si respira storia e cultura popolare unica al mondo.

Veduta dalla Riva degli Schiavoni.
Ponte, canale e gondola: romanticismo.
Bellissimo sottoportico che si collega al Ponte delle Colonne.
La bellezza di Calle Arco.

Botteghe artigiane, negozi e alberghi in dimore storiche, bacari dove poter sorseggiare un cicchetto e, soprattutto, osterie e ristoranti sono ovunque. Un altro degli aspetti noti di Venezia è la cucina tipica proposta seguendo le più antiche tradizioni oppure rivisitata da alcuni dei più grandi chef stellati. Naturalmente non mancano i ristoranti turistici per chi non ha pretese, ma in un contesto così particolare è preferibile vivere l’esperienza in maniera totalitaria con gran gioia del palato e dell’olfatto. Dunque via con le scorpacciate tradizionali e di qualità da Antica Carbonera a due passi da Rialto, Trattoria Vittoria vicina alla stazione Santa Lucia e Al Gatto Nero sull’isola di Burano, oppure con eleganza gustando piatti ricercati da Il Ridotto e Bistrot De Venise, entrambi a pochi passi da Piazza San Marco, e Ostaria Da Rioba per chi vuole rilassarsi subito dopo esser sceso dal treno.

I locali consigliati sopra, sono solo una piccolissima parte della ristorazione di qualità che ho avuto occasione di provare, quindi il suggerimento migliore è di affidarsi a rubriche specializzate nella ricerca più approfondita di osterie e ristoranti di ottimo livello.
Tuttavia non posso mancare di descrivere l’esperienza personale avuta all’Antica Carbonera, trattoria storica arredata con gran cura utilizzando gli antichi interni dello yacht Miramar appartenuto a Francesco Giuseppe II e alla principessa Sissi (!). Si prova una bella sensazione ad entrare e sedersi al tavolo dalla mise en place essenziale (ma ben disposta) protetti dal separè, c’è tutta l’atmosfera tipica da hostaria d’altri tempi. Il menù, tradizionale con qualche uscita ricercata, varia tra pasta, riso, carne e pesce fresco; la carta dei vini è ampia e intrigante con cantine provenienti da tutta Italia.

Il pane accompagnato da riccioli di burro.
Benvenuto con una semplice ma gustosa bruschetta.
Spaghettoni caserecci alle seppie nere.
Frittura di scampi reali con salsa tartara, verdurine e polenta alla griglia.

Dopo aver girovagato per un bel po’ di tempo senza una precisa destinazione, viene spontaneo fiondarsi su una delle piazze più belle del mondo, ovvero l’epicentro dell’antico potere veneziano: Piazza San Marco.

Non solo ricchezza politica, ma anche artistica, brilla nella piazza: un florilegio di stili e architetture provenienti da varie epoche e culture ammaliano lo spettatore circondato dagli edifici più iconici di Venezia. Dalla “piazzetta” San Marco si ergono fiere due colonne orientali, rappresentanti San Marco e San Tòdaro, che fungono da accesso monumentale alla piazza grande.

L’accesso a Piazza San Marco dalla Riva degli Schiavoni. Sullo sfondo la chiesa di Santa Maria della Salute.

A destra si mostrano orgogliosi i portici eleganti del Palazzo Ducale, sede del doge e delle magistrature veneziane fondato nell’812 che esalta la bellezza dell’architettura gotica veneziana e bizantina. L’ingresso all’edificio, denominato Porta della Carta, lascia senza fiato per le sue statue rappresentanti le Virtù Cardinali realizzate da Antonio Bregio e Giorgio da Sebenico e per l’incredibile mole di dettagli in gotico fiorito scolpite da Bartolomeo e Giovanni Bono nel corso del 1400. Il palazzo, oltre ad essere sede del doge, fungeva anche da prigione che, giudicata troppo piccola, venne spostata nell’edificio dall’altra parte del canale e alla quale si poteva accedere unicamente tramite il Ponte dei Sospiri del XVII secolo: un ponte chiuso estremamente sicuro che non lasciava via di scampo ai prigionieri ma dall’estetica molto romantica grazie al candore della pietra d’Istria lavorata in stile barocco che ben si amalgama con lo scenario circostante.

I portici del Palazzo Ducale.
Il gotico veneziano del palazzo e della Porta della Carta.
Il romantico ponte dei Sospiri.

A sinistra della piazzetta si presenta la Biblioteca Nazionale Marciana, una delle più importanti biblioteche italiane suggerita da Francesco Petrarca prima del 1400 e poi realizzata nel corso del 1500 con sculture e decorazioni di stampo rinascimentale firmate da Jacopo Sansovino.

La biblioteca e il campanile di San Marco.
Il portico della biblioteca addobbato a festa.

Pochi passi costeggiando i portici e facendo slalom tra i venditori ambulanti di souvenirs e ci si trova nell’incanto, Piazza San Marco, quel luogo che perfino Napoleone Bonaparte ebbe da dire qualcosa: “la sala da ballo più bella d’Europa, e non c’è che il cielo blu degno di farle da soffitto.”
Molti concorderanno con queste parole considerata la bellezza che circonda l’area dovuta in primis dalla Basilica di San Marco: edificio imponente, progettato sulla base di una croce greca, ricostruito per ben due volte (la basilica originale risale all’828, quella odierna al 1063) e rappresentante della potenza di Venezia dopo la quarta crociata in oriente. La conquista di Costantinopoli nel 1204 regalò ai signori della città una gran quantità di materiali esotici da poter sfruttare per decorare sontuosamente la basilica, trattasi di marmi policromi, marmi verdi, bianchi, neri, con venature fino al pregiato porfido rosso, tutto venne utilizzato per realizzare mosaici, colonne e ambienti dai contrasti unici e spettacolari. Dunque tanto oriente ma anche molto gotico ben visibile dalle guglie in cima alla basilica e da altri dettagli, uniti a statue marmoree, che spiccano come una sorta di bianca corona. La cura maniacale per il dettaglio la si nota persino nelle porte e nei presbiteri in bronzo realizzati dal maestro Jacopo Sansovino dove tutte le figure riccamente illustrate hanno un significato ben preciso.

La basilica di San Marco durante il Carnevale.
Il campanile di San Marco visto dalla piazza.

A pochi passi dalla basilica, qualcosa crea un’ombra inquietante e lunghissima: è il simbolo di Venezia, il Campanile di San Marco, progettato nel lontano IX secolo con funzioni anche di torre di avvistamento e di faro grazie ai suoi quasi 100 metri di altezza. La torre non ha avuto una vita decisamente tranquilla: nel 1511 fu gravemente colpita da un terremoto, nel corso degli anni venne colpita così continuamente dai fulmini da essere classificata parafulmine naturale e nel 1902 crollò completamente a causa di un cedimento. Tuttavia il lavoro di ricostruzione fu impeccabile, oggi il campanile si presenta come prima del crollo ed è comodamente visitabile tramite un ascensore che consente ai turisti di raggiungere la cima per ammirare il panorama mozzafiato.

Ma come si arrivò a tale prosperità da quando la città era un semplice insediamento di fuggiaschi “poggiato” sull’acqua?

Nel VI secolo, il generale Belisario riuscì a conquistare Venezia e, con la protezione dell’Impero Bizantino, la città divenne ducato sottostante l’Esarca di Ravenna. L’indebolimento di quest’ultimo diede la spinta necessaria alle ricche famiglie di Venezia nel nominare il primo Doge, Paoluccio Anafesto, ovvero un governatore atto a gestire la città in totale indipendenza; inoltre grazie ai rapporti fruttuosi con Bisanzio l’economia locale iniziò a crescere in maniera esponenziale nel corso del Medioevo. Gli scambi commerciali con Costantinopoli, l’Oriente Bizantino, la vicina Francia ma anche l’Africa portarono la potenza di Venezia a livelli tanto elevati da essere annoverata tra le Repubbliche Marinare. La ricchezza abbondante dell’epoca non poteva essere mantenuta da un solo uomo (il Doge), quindi le famiglie più influenti decisero di costituire la Repubblica di Venezia, una città/stato composta da organi esecutivi (Gran Consiglio, Senato, Consiglio dei Dieci e Collegio) per certi versi dotati di poteri maggiori del Doge.

Nel XV secolo, con il continuo espandersi dei domini veneziani verso il sud Italia ma anche lungo l’opposta costa adriatica fino a Cipro e con l’allargamento dei commerci marittimi nel Mediterraneo e nell’Atlantico fin a raggiungere la Gran Bretagna, la città raggiunse il suo massimo splendore.

La Basilica di San Marco illuminata di sera.

E’ incredibile immaginare quante persone potevano essere presenti in Piazza San Marco durante il periodo dorato della città: commercianti, studiosi, artisti e turisti da qualsiasi parte del mondo che andavano e venivano atrraversando la piazza circondata dalle Procuratie, edifici imponenti costruiti (e ricostruiti) nel corso degli anni per ospitare gli altissimi magistrati e i regnanti di varie epoche (compresa la principessa Sissi). Disposti su tre ali, si distinguono in Procuratie Vecchie a nord comprendenti anche la bella Torre dell’Orologio, Procuratie Nuove a sud dov’è ubicato lo storico e affascinante Caffè Florian del 1720, e l’Ala Napoleonica a ovest destinata come sede del Museo Correr.

Le Procuratie con la Torre di San Marco.
I portici delle Procuratie.
Lo sfarzoso Caffè Florian in pieno momento “carnacialesco”.
La Torre dell’Orologio.
La piazza di sera durante il Carnevale.

Il girovagare per il sestiere (cioè “quartiere”) San Marco richiede tempo data la mole di monumenti da visitare, il tempo scorre veloce e in un attimo ci si ritrova a decidere dove gustare una buona cena.

Tra la mole di locali a pochi passi dalla piazza principale la mia scelta è ricaduta sul Bistrot De Venise, ristorante stellato dotato anche di bar per aperitivi di lusso e camere qualora si desiderasse un lungo soggiorno romantico a Venezia. L’arredo è ricercato e tipicamente veneziano con tanti dettagli eleganti senza sforare nell’opulenza, il menù di terra e mare è una meraviglia di piatti reinterpretati prendendo spunto da antiche ricette tradizionali, la carta dei vini è semplicemente sontuosa (come dimostra anche il mio calice di Schioppettino 2015 della cantina Ronchi di Cialla). Nel complesso l’esperienza gastronomica è un viaggio a ritroso nel passato coccolati dal personale molto attento che sa mettere a proprio agio i clienti.

Grissini, pane e focaccine da accompagnare con olio dell’Abruzzo.
Il benvenuto con la tartare di manzo.
“Busara”: spaghetto alla “Bugiarda” con scampi, coulis di datterini, aglio e peperoncino.
Petto d’Anatra in salsa Pevarada con tortin (agrodolce) de Pomi, Uva e Cipola. Antica salsa rinascimentale con accompagnamento dello Scappi.
Il dessert: mela annurca, crema allo Yuzu, “terra” al cioccolato amaro e sorbetto all’ananas.
Cioccolatini per la piccola pasticceria finale.

La giornata si può definire conclusa o quasi: i ponti, le calli e i campielli durante la notte diventano estremamente suggestivi nella luce fioca dei lampioni donando a noi spettatori un profondo senso di quiete. Prima di ritirarsi in albergo per il meritato riposo, visitare Venezia durante la notte è un’altra esperienza mistica da non perdere.

Alla prossima puntata per scoprire nuovi dettagli sulla Serenissima!

Il Ponte dei Sospiri.
Scorci senza tempo nei dintorni del mercato di Rialto.
L’isola di San Giorgio vista dalla Riva degli Schiavoni.
Angoli di pace presso Fondamenta Fenice.