I borghi “presepe” dell’Abruzzo tra storia e natura.

I borghi “presepe” dell’Abruzzo tra storia e natura.

23 Agosto 2020 Off di Dario

Come ben espresso su questo blog, l’Abruzzo è una regione ricchissima di borghi storici da visitare tutti d’un fiato grazie alla caratteristica di essere facilmente esplorabili a piedi per vicoli di particolare fascino. La maggior parte di tali comuni ha una piantina molto intricata poiché, originariamente, furono progettati per difendersi al meglio su terreni frastagliati come quello abruzzese. Grazie alla venuta dei Longobardi, i castelli circondati da mura difensive abbondavano e, durante il periodo feudale, i borghi sviluppati intorno alle roccaforti divennero notevoli centri di potere. Da queste piccole deduzioni si può comprendere come attraverso i secoli molti paesi siano oggi veri gioielli da visitare e rispettare.

Un vicolo all’interno di Abbateggio.

Nei dintorni di Caramanico Terme (andate qui per saperne di più sul fantastico borgo del benessere!) sono presenti molti di questi luoghi suggestivi, come ad esempio i borghi di Roccamorice ed Abbateggio ben circondati da scenari naturali mozzafiato.

Anche ad alture non particolarmente elevate si può godere di bellissimi panorami.

La storia vuole che il piccolo comune di Abbateggio nacque in seguito alla fondazione dell’abbazia di San Clemente a Casauria nell’872, importante complesso religioso ordinato dal pronipote di Carlo Magno, Ludovico II. Data la posizione geografica al centro di molte arterie, il piccolo borgo crebbe passando di mano in mano a rilevanti famiglie feudali venendo talvolta integrato con la vicina San Valentino. I giochi di potere ebbero fine con l’esplosione del brigantaggio, fenomeno particolarmente sentito in quei luoghi che si concluse con la vittoria dei francesi della Repubblica Partenopea. Fortunatamente le Guerre Mondiali risparmiarono Abbateggio permettendo a noi turisti curiosi di ammirare le caratteristiche tipiche dei “paesi-presepe”: le abitazioni in pietra locale, le stradine tortuose, le piccole chiese medievali e il silenzio soverchiante.

Da questa piccola piazza inizia il centro storico del comune.
Particolari immancabili nei borghi ben curati.
Come si può non rimanere incantati dalle tipiche abitazioni rurali.

Gli ampi spazi circostanti sono di tanto in tanto punteggiati dai tholos, ovvero antiche costruzioni in pietra simili ai trulli pugliesi utilizzate fino a 200 anni fa dai pastori locali per la cura del gregge. Testimonianze maggiori di tali reperti si trovano nella poco distante Valle Giumentina, a cavallo tra Abbateggio e Caramanico Terme, ove sono ubicati anche il Sito Paleolitico e l’Ecomuseo di notevole valenza storica.

Gli scenari naturalistici non lasciano spazi a dubbi sulla mole di sentieri che raggiungono vallate ed eremi isolati tra le rocce. Ma ne tratterò a breve, presentando l’affascinante percorso all’Eremo di San Bartolomeo in Legio partendo dalle vicinanze di Roccamorice.

Il campanile della Chiesa Parrocchiale di San Donato Vescovo e Martire a Roccamorice.

Nell’era paleolitica la zona era popolata come di consueto da piccole tribù locali, dopodichè, nel 1061, si compose un unico centro urbano abbastanza grande da far parte della contea di Maloppello. Sotto l’influenza degli Orsini e dei Colonna il borgo crebbe di potere (nonostante alcune prepotenze di Napoleone Orsini) fino ai primi tafferugli causati dalla famosa Congiura dei Baroni che si conclusero integrando Roccamorice con il territorio di Chieti. Il potere dei baroni era ormai agli sgoccioli e non servirono molti anni per far diventare il borgo comune a sè stante conservando l’aspetto odierno: piccolo, tipicamente rurale e con una bella terrazza panoramica.

Il panorama visibile dal belvedere del borgo.

Senza dimenticare la presenza vicina di due eremi particolarmente suggestivi: il già menzionato Eremo di San Bartolomeo in Legio e l’Eremo del Santo Spirito a Majella comodamente raggiungibile con l’auto lungo una impervia salita.

L’Eremo del Santo Spirito a Majella, solitario nella roccia silenziosa.
Interno del presbiterio.

Purtroppo l’ora tarda (l’ultimo ingresso è consentito alle 19:00) non mi ha concesso di visitare l’interno del complesso religioso, essenziale ma mistico per i suoi ambienti costruiti nella roccia i quali ospitarono, da prima dell’anno mille fino al 1800, molte importanti figure religiose.

Nessun limite di orario invece per visitare l’Eremo di San Bartolomeo in Legio, raggiungibile in poco meno di mezz’ora attraverso un sentiero abbastanza facile con qualche tratto finale più scivoloso in cui occorre prestare attenzione. Ma lo spettacolo naturalistico una volta raggiunta la meta lascia senza parole: la minuscola costruzione datata 1250 è letteralmente incastonata nella roccia ricca di sfumature colorate e la caratteristica balconata allieta gli stanchi visitatori con bellissimi panorami verdeggianti.

Lungo il sentiero si incontrano spesso tratti circondati dalle felci.
Punto panoramico sul percorso.
L’Eremo di San Bartolomeo in Legio con la sua caratteristica balconata.
Lo spoglio interno dell’eremo.
Sole calante: si ritorna alla “civiltà”.

Incuriosisce la buona presenza di turisti nonostante l’emergenza COVID, ma fortunatamente non reca particolare disturbo e lascia i più puri di cuore incantanti nelle suggestioni del luogo.

Il sole ormai tramontato suggerisce il ritorno a casa, magari vivendo per l’ennesima volta la tranquillità dei borghi ormai calati in un silenzio notturno quasi surreale.

Roccamorice sonnacchiosa.
Tenera scena di quotidianità.
Gli scorci romantici abbondano.

Dopo tale esperienza, senza dubbio, la vacanza intelligente la si può avere in particolar modo a contatto con la natura la quale non ha concesso tanto spazio all’uomo e alla industrializzazione ma lo ha costretto a rispettarla così da conservare valori dell’esistenza essenziali per l’equilibrio dell’individuo. Evolversi guardando alle proprie origini è possibile.

Imprevisto ritorno a Caramanico Terme.
Tutti i borghi più belli diventano suggestivi e misteriosi sotto la luce notturna.
Ultimi due passi prima del ritorno a casa.