Il silenzio tra i Giganti della Sila.

Il silenzio tra i Giganti della Sila.

29 Settembre 2020 Off di Dario

Alcuni lettori troveranno curioso questo improvviso cambio di rotta ritirandomi prima del previsto dalle assolate coste del caro Cilento. Ma talvolta, come già espresso in precedenza, occorre allontanarsi un po’ di più per scoprire nuove culture da ammirare e studiare.

Vedendo e paragonando i diversi contesti sociali possiamo capire se siamo sul percorso giusto o se la direzione intrapresa necessita di qualche correzione. Ad esempio, sul nostro territorio si notano le conseguenze delle azioni passate (alcune sbagliate) le quali si rifilettono sull’educazione e, quindi, sulla cultura generali che per molti versi possiamo definire affascinante considerato il contesto complicato in cui si vive e si opera.

Lascia un po’ di amaro in bocca notare la difficoltà di alcuni nell’avere successo in terra natìa ma, tuttavia, suscita ammirazione la tenacia con cui riescono a rimanere aggrappati alle loro orgogliose radici. Tali caratteristiche si possono riscontrare in alcune zone della Campania e della Calabria, regione ricchissima di storia e aree verdi come la mia meta prefissata: il suggestivo Parco Nazionale della Sila.

I Giganti della Sila.

La magia comincia dopo una ventina di chilometri sulla statale 107 partendo da Cosenza: curva dopo curva, galleria dopo galleria si entra in un’atmosfera rarefatta, fiabesca, quasi surreale grazie all’incredibile e densa flora composta da faggi e pini secolari che circondano le strade.

La zona sembra ostile e non concedere spazio all’uomo, tuttavia le prime testimonianze umane risalgono addirittura all’homo erectus (ovvero circa 700.000 anni fa). I veri e propri insediamenti si formarono ad opera dei Bruzi, antico popolo di pastori e artigiani che di tanto in tanto commerciavano con i Greci di Sibari, Crotone e altri importanti centri cittadini. Con il dominio dei Romani, alcune aree della Sila furono prese di mira per l’approvigionamento in gran quantità di legna senza però poter organizzare comunità stabili: le foreste erano ancora considerate fin troppo fitte e selvagge.

Ogni tanto i folti boschi lasciano spazio a praterie ideali per la pratica della pastorizia.

Alla caduta dell’Impero Romano, l’intraprendenza dei monaci basiliani e dell’abate Gioacchino da Fiore, fece nascere molti centri culturali e abbazie intorno alla quale crebbero villaggi sostenuti egregiamente dai Bizantini. Questi ultimi caddero in decadenza con l’invasione araba sulle coste calabresi, la quale fu sedata successivamente dai Longobardi e dai Normanni che contribuirono in maniera fondamentale sull’evoluzione dei villaggi fondando ordini monastici e costruendo roccaforti.

I borghi storici saranno la prossima tappa del viaggio che, secondo i miei piani, prevede in primis un’immersione totale nella natura. Prima di raggiungere la località turistica Camigliatello Silano, è d’obbligo l’escursione alla Riserva Naturale Fallistro, ovvero l’area dove piante di pino laricio e acero montano vivono da centinaia di anni mostrando la loro grandezza.

All’interno del parco si trovano alberi secolari dalle forme più curiose.
Atmosfere fiabesche.

Il parco sfoggia tutti gli alberi piantati nel ‘600 dai baroni Mollo, potente famiglia napoletana proprietaria di queste terre che promosse, dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’istituzione dell’attuale Riserva Naturale Guidata Biogenetica allo scopo di studiare, conservare geneticamente e tutelare questo patrimonio storico-naturale di enorme valore.

Il casino dei baroni Mollo in fase di restauro per ospitare, nel 2022, un museo con lo scopo di raccontare l’evoluzione della riserva dal ‘600 ad oggi.
La visita del parco si svolge seguendo un articolato percorso tra gli alberi.

Fondamentale è la conservazione delle specie dopo i numerosi tentativi di disboscamento scellerato dai tempi antichi fino alla prima metà del ‘900. Molti alberi sono stati abbattuti nel corso degli anni per ottenere legna pregiata e resina utile a scopi di guerra (considerata altamente infiammabile), a tale sopruso si aggiunse in tempi più recenti l’abusivismo di alcuni proprietari terrieri nello sviluppo di campi da coltura.

Molti pini ed aceri superano ampiamente i 40 metri di altezza con un diametro di due. Impressionante!
Non solo giganti ma anche piccolissime (e rare) piante come questa orchidea popolano la Sila.

Per godere di tanta bellezza c’è un piccolo prezzo da pagare alla biglietteria il quale vale ampiamente la spesa: il parco è curato, silenzioso e offre scorci da incanto. Purtroppo poco presente la fauna, ma di tanto in tanto si ode un picchio svolgere il suo “lavoro” e, con attenzione, è possibile avvistare sugli alberi il tipico scoiattolo grigio.

A oltre 1200 metri di altitudine, Camigliatello Silano è il centro turistico più vicino Cosenza. Essendo di concezione contemporanea, non vanta particolari attrattive storiche ma dispone di molte invitanti botteghe artigianali e alimentari che offrono ai turisti prodotti esclusivamente locali.

La via principale di Camigliatello Silano.
Una caratteristica bottega alimentare.
Montagna e clima fresco: alcuni negozi sembrano già pronti per Natale!

Numerosi poi gli alberghi attrezzati per l’inverno pronti ad ospitare appasionati dello sci desiderosi di lanciarsi da Monte Scuro la cui cima, a 1600 metri, è raggiungibile tramite la cabinovia oppure con l’auto percorrendo la “Strada delle Vette” che si collega ad un’altra montagna ben nota: Monte Botte Donato.

Il rifugio/ristorante su Monte Scuro.
Panorama sul Lago Arvo dal Monte Botte Donato.
Sempre da Botte Donato, veduta sul Lago Cecita.

I laghi, di cui due visibili da Monte Botte Donato, sono tutti artificiali: Lago Ampollino, Lago Cecita e Lago Arvo furono realizzati nel corso del ‘900 utilizzando apposite dighe così da favorire l’approvigionamento di energia idroelettrica. Con una simile varietà di scenari incantevoli non possono mancare i percorsi naturalistici che attraversano foreste e villaggi: qui il link con la cartina sentieristica completatamente scaricabile.

La strada che da Botte Donato scende a Lorica è più stretta e ricca di curve ma non meno suggestiva. Mano a mano che si raggiunge la piccola frazione, le foreste si fanno più grandi e silenziose finché non si notano i primi riflessi del Lago Arvo circondato da casette di villeggiatura.

La tranquillità esemplare di Lorica.

Il primo dettaglio che cattura l’attenzione è la tranquillità decisamente superiore alla “cugina” Camigliatello Silano che, negli ultimi 40 anni, ha avuto uno sviluppo turistico superiore rispetto a Lorica la quale versa ancora in un lieve stato di degrado.

Nonostante i cattivi investimenti (per non meglio dire nulli) che minarono diversi anni fa le infrastrutture locali, oggi si notano ottimistici segni di rinascita: sono in fase di restauro gli impianti sciistici e gli alberghi abbandonati da decenni. Non molto tardi, Lorica tornerà ad essere una perla per gli appassionati degli sport invernali e non, concentrandosi su un turismo meno “mordi e fuggi” e più ricercato.

Il Lago Arvo.

La cultura silana non comprende solo il rispetto e l’esaltazione della natura ma anche la ghiottissima gastronomia: funghi porcini, carne di selvaggina, caciocavallo podolico, patate silane ‘mpacchiuse e chi più ne ha più ne metta. Ristoranti e trattorie non mancano data la mole di piatti tradizionali, sebbene molti siano orientati ad un pubblico poco pretenzioso e attento.

Però alcuni locali meritano la visita almeno una volta, per lo stretto legame che hanno con il territorio proponendo pietanze in variante più ricercata e moderna. Valido esempio è l’agriturismo Lorica Parco Natura, grande struttura che funge anche da B&B all’interno di un parco a pochi chilometri da Lorica. Esternamente si presenta come un grande casolare di stampo rurale, all’interno colpisce lo spazio e il gran numero di tavoli disposti elegantemente. Il menù non è particolarmente ampio ma l’offerta varia tra verdura, pasta, carne e pesce, tutto quasi a km 0 e cucinato in maniera impeccabile. Discreta la scelta dei vini, orientata per lo più su cantine calabresi come il corposo Giraldi & Giraldi I Monaci 2019.

Scialatielli al sugo con salsiccia e porcini.
Stupefacente filetto podolico al sangue.
Chips di patate silane.

Buona alternativa all’agriturismo è il Bistrot Sorelle Falcone a Camigliatello Silano che propone tipicità locali in un ambiente curato e dall’estetica montana, anche se con qualche neo sui prezzi un po’ troppo alti. Tutto sommato, alla fin dei conti, qualunque trattoria sarà in grado di offrire una gustosa porzione di funghi porcini arrostiti poiché la materia prima in questione abbonda, eccome se non abbonda.

Il resto della giornata si può trascorrere tranquillamente lungo la riva del lago Arvo, dove presenzia il turismo nostrano giunto dalle vicinanze per vivere un rilassante fine settimana all’aria aperta. Oppure, i viaggiatori più avventurosi e “green”, potrebbero contare sulle aree attrezzate ubicate lungo la statale 108bis, ideali per il picnic all’ombra e al fresco dei pini.

ho dedicato poco spazio all’escursionismo così da avvertire meglio il contatto con una cultura diversa da quella marina del Cilento, per certi versi più confusionaria. Infatti, specialmente nei mesi di bassa stagione come Settembre, la Sila è un luogo paradisiaco.

Come sarà la situazione nei borghi più storici? Si respirerà la stessa tranquillità dei villaggi circondati dalle foreste?
Lo vedremo nella prossima puntata dedicata a Sant’Angelo in Fiore e Longobucco!

La pace su Monte Scuro.