Nei borghi alle porte del Matese.

Nei borghi alle porte del Matese.

5 Giugno 2021 Off di Dario

Il Sannio, come specificato nel precedente viaggio nella magica Benevento, è una terra antichissima che ricopre di fascino e suggestioni il sud dell’Abruzzo e il nord-est della Campania. Dai Sanniti per passare ai Romani fino ai tempi dei Savoia, tante civiltà e generazioni hanno contribuito (nel bene e nel male) alla crescita culturale di una vastissima area del centrosud italiano. In Campania, la città di Benevento con i suoi monumenti, è l’esempio più fulgido di ricchezza ma, all’interno della provincia, abbondano piccoli centri le cui mura raccontano vicende, piccole o grandi che siano, imprescindibili per rivivere la storia dei luoghi alle porte del Matese.

Le prime montagne a sud del Matese.

Pochi chilometri a sud del Parco regionale del Matese, dove le montagne cominciano a prendere forma, sono situati deliziosi borghi che ben seducono i viaggiatori con il loro tipico aspetto rurale: uno tra questi è Cerreto Sannita, piccolo comune di notevole importanza ecclesiastica distante poco più di trenta chilometri da Benevento.

Le chiese sontuose di matrice seicentesca/settecentesca, le ampie piazze e le abitazioni distribuite ordinatamente lungo le vie ingannano il visitatore insinuando l’idea che il borgo sia di concezione relativamente recente. In realtà, il primo villaggio di Cerreto, nacque intorno al 200 a.C. durante le guerre puniche e fu letteralmente distrutto nel 1688 da un terribile terremoto. Prima del cataclisma, il centro urbano era locato in altura e cresceva in maniera esponenziale grazie all’industria della lana e al lento declino della “rivale” Telesia in difficoltà per il terremoto del 1349. Il potere in mano alla famiglia Carafa contribuì ad alimentare la fama di importante centro commerciale anche se non senza qualche disagio dovuto dalle tasse asfissianti.

Il Torrione, che aveva funzioni carcerarie, e pochi altri ruderi sono ciò che rimane della Cerreto originaria.

Tuttavia va riconosciuto il merito di alcuni membri della famiglia, i fratelli Marino e Marzio Carafa, nell’aver ricostruito Cerreto da zero dopo il sisma del 1688. Con l’aiuto del vescovo Giovanni Battista de Bellis, stabilirono il nuovo nucleo abitativo a valle su un terreno più sicuro e costruendo gli edifici secondo un preciso schema a prova di terremoto. Inoltre ordinarono diversi provvedimenti atti a favorire l’acquisto a basso costo delle nuove abitazioni per i sopravvissuti privati di qualsiasi bene. Quando la nuova città prese forma, ripresero le attività ordinarie e si aggiunsero alcune maestranze artigiane provenienti da Napoli tra cui l’arte della ceramica che rese col passare del tempo i mastri cerretesi famosi in tutta Italia.

Una via del borgo.
L’esperienza traumatica del terremoto impose la realizzazione di un progetto votato sulla sicurezza del nuovo centro abitato.
La Collegiata di San Martino e la Fontana dei Delfini. Molte chiese furono distrutte dal sisma e vennero ricostruite secondo stilemi di fine ‘600.
La Chiesa di San Gennaro che ospita la sezione di arte sacra del Museo Civico e della Ceramica Cerretese.
Il Corso Marzio Carafa che culmina al campanile dell’ex Convento delle Clarisse.

Purtroppo la crescita fu sempre minata dalle pressanti imposte ordinate dai Carafa: colma di debiti, l’Universitas presentò innumerevoli ricorsi al Sacro Regio Consiglio per denunciare l’abuso di potere della famiglia la quale rispose “blindando” Cerreto di mercenari incaricati nel catturare i sovversivi. Solo grazie all’intervento di Re Carlo III, affinché venisse fatta giustizia, gli atti furono presi in considerazione e i detenuti contrari ai Carafa immediatamente scarcerati.

Nel 1860 Benevento divenne provincia del Regno e ad essa si aggregò Cerreto a cui venne aggiunto “Sannita” per distinguersi da altri comuni omonimi. Il periodo fu abbastanza tumultuoso con l’avvento del brigantaggio molto attivo nelle aree del Sannio, tuttavia il borgo si sviluppò maggiormente dal punto di vista sociale e culturale tanto da diventare una sorta di “salotto” per intellettuali e politici. Infatti oggi, passeggiando per le strade, si notano la cura e l’armonia atte a favorire la tranquillità sociale; un traguardo costato molti sacrifici ma che sembra esser stato raggiunto pienamente nonostante le ulteriori (e grosse) difficoltà scaturite dalla pandemia da COVID.

La Cattedrale della Santissima Trinità, simbolo della diocesi Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata dei Goti.
L’ampia Piazza Luigi Sodo con la Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, un tempo sede della confraternita che gestiva il Monte di Pietà.

Molto diverso esteticamente il comune di Cusano Mutri, borgo miracolosamente scampato al sisma del 1866 e che, di fatto, conserva il fascino tipico dei comuni medievali. Proseguendo lievemente in salita sulla strada provinciale 76, dopo una serie di dolci curve, tutt’a un tratto affiora un gruppo di case arroccate ai piedi dei possenti Monti Calvario e Mutria e nelle cui vicinanze si trovano le Forre del fiume Titerno, gole scavate dall’acqua ambitissime dagli escursionisti amanti della natura.

Cusano Mutri.

All’epoca dei Sanniti, al posto dell’attuale borgo, probabilmente sorgeva la città di Cossa, distrutta poi dai Romani nell’85 a.C.. Non si hanno notizie chiare in merito all’urbanizzazione della zona almeno fino al 490 d.C., anno in cui Papa Felice III inviò un presbitero per officiare nella cappella del castrum. Non rappresentò comunque la nascita di un centro nonostante il territorio fosse disseminato di piccoli nuclei abitativi; il punto di svolta si ebbe durante l’epoca dei Normanni che ben pensarono di unificare i vari villaggi sotto un unico nome contribuendo col passare del tempo all’espansione urbana.

Vicoli caratteristici come da tradizione medievale.
Piazza Roma.
Sebbene sia un borgo di ben 4000 abitanti, non mancano aree dove la tranquillità regna sovrana.

Durante il periodo dei feudi, il borgo passò di famiglia in famiglia: dai Sanframondo ai Colonna, dai Carafra ai Barrionovo che incrementarono l’economia dedita alla pastorizia e alla lavorazione della lana. Scampati al sisma del 1688 e geograficamente ben protetti da incursioni nemiche di qualsiasi fazione, gli abitanti di Cusano vissero nel benessere fino alla seconda metà del ‘700. Purtroppo la privatizzazione della Dogana di Foggia mise in crisi le attività legate alla transumanza, spingendo la cittadina ad un lento ma inesorabile declino che costrinse molte famiglie all’emigrazione anche dopo l’Unità d’Italia.

Oggi il borgo può sostenersi grazie al turismo: gli amanti delle camminate non solo naturalistiche ma all’insegna della storia possono trovare gran giovamento attraversando le piazze e le vie in continua salita e discesa. La ripresa delle attività ricettive non è ancora al 100% ma diversi agriturismi e locande stanno riaprendo in vista del nuovo decreto che consentirà la consumazione anche all’interno. E grazie anche al “coprifuoco” in tarda serata, gli amanti della pizza potranno godere della qualità certosina e territoriale di Millenium, pizzeria centralissima a Cusano Mutri.

Poteva l’edificio del Comune (a destra) non stare in un contesto appropiato?
Nonostante le traverse strettissime, non mancano le chiese. In foto, la più antica: la Chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo.
L’edificio, compreso il campanile, conservo l’aspetto dei restauri ultimati nel corso del 1600. Le fondamenta invece sono molto più antiche risalenti probabilmente alla metà del 500.

L’aria frizzantina del Matese è un toccasana, tuttavia occorre levare le tende prima o poi per scoprire altre realtà vicine o lontane. Man mano che si scende a valle in direzione di Caserta, emergono tra i colli verdeggianti innumerevoli vigneti vanto di Solopaca e poco più lontano, proseguendo sulla provinciale, si presenta un altro borgo tra i più belli d’Italia. Dietro una curva, come per incanto, appare un nutrito gruppo di case arroccate a mò di castrum su una imponente rocca di tufo: è Sant’Agata dei Goti, perla del Sannio.

Alla prossima puntata!