Da Certaldo a Volterra sulle orme degli Etruschi.

Da Certaldo a Volterra sulle orme degli Etruschi.

6 Novembre 2021 Off di Dario

Gli Etruschi, civiltà antichissima risalente al IX a.C., vissero in varie parti d’Italia e posero le basi del progresso sociale e culturale che fu di grande ispirazione per il futuro Impero Romano. L’area centro-settentrionale chiamata Etruria, ovvero parte dell’attuale Toscana, fu particolarmente popolosa stando ai numerosi reperti e alle tracce di insediamenti individuati. Certo la storia medievale e rinascimentale ruotante intorno a Firenze e Siena è quella che appassiona maggiormente turisti da tutto il mondo, tuttavia non bisogna tralasciare coloro che sondarono e calpestarono il terreno poi sfruttato da popoli successivi.

La Valdelsa, migliaia di anni fa, era occupata da insediamenti etruschi.

Mentre si salutano le torri di San Gimignano con un velo di tristezza, la strada verso altri lidi comincia a scendere per poi risalire come di consuento quando si viaggia da un borgo ad un altro in Toscana. A nord della Valdelsa, superando vigneti contornati da cipressi e tenute agricole da cartolina, si giunge a Certaldo: al primo impatto il comune si presenta moderno con tutte le attività e i servizi dedicati al cittadino, poi, alzando leggermente lo sguardo, si scorge un piccolo e grazioso nucleo storico abbarbicato su un’altura. D’altronde il nome in latino è cerrus altus (o cerrus aldo in germanico) significante “altura ricoperta di cerri”.

Il centro storico Certaldo Alto.

Degli insediamenti etruschi non rimane molto da vedere, le antichità trovate dove sorge il borgo e sui vicini colli Poggio del Boccaccio e Poggio delle Fate sono state trasferite ai musei civici e archeologici della provincia. Buona parte delle mura e degli edifici risalgono al 1164 quando Certaldo era un villaggio agricolo all’ombra di un massiccio mastio a difesa del fiorente mercato che si svolgeva vicino all’antica via Francigena. L’allora imperatore Federico Barbarossa concesse il centro ai conti Alberti che lo ampliarono con cinta fortificate e torri oltre a trasformare il mastio in un piccolo castello. Desiderosi di governare indipendentemente, sfruttarono Certaldo e altre città roccaforti come Semifonte per contenere l’espansione incalzante della Repubblica Fiorentina però senza successo: nel 1184 Firenze ebbe la meglio allargando i suoi domini.

Certaldo e, a destra, l’arco d’ingresso principale Porta al Sole.
Porta Alberti che funge da accesso per coloro che decidono di raggiungere il centro storico a piedi.
Passeggiando lungo le mura si può ammirare il paesaggio circostante. In foto si nota Porta al Rivellino.

Nonostante le immancabili schermaglie contro i senesi, la cittadina crebbe in maniera esponenziale nel XIV e XV secolo grazie al commercio e al potere politico esercitato: sotto il controllo fiorentino Certaldo divenne sede di uno dei Vicariati della Repubblica e a tal proposito si decise di trasformare il castello in Palazzo Pretorio. Il borgo ebbe una certa rilevanza anche dal punto di vista culturale per la presenza del poeta e scrittore Giovanni Boccaccio, carismatico autore del Decamerone, e di altri artisti come Benozzo Gozzoli ospitati per abbellire la chiesa dei Santi Tommaso e Prospero.

Il cuore pulsante del borgo è Via Boccaccio.
Il corso principale racchiude le dimore più importanti quali la residenza di Boccaccio, il palazzo Stiozzi Ridolfi e il Palazzo Scoto di Semifonte.
Il Palazzo Pretorio con gli stemmi delle più potenti famiglie fiorentine. All’interno si possono visitare le stanze e, periodicamente, mostre di arte contemporanea.
La corte all’interno del palazzo.
Alla dimora di Boccaccio si possono visionare gli interni dove il poeta cercava ispirazione, alcuni suoi appunti e diversi documenti relativi allo scrittore provenienti da tutto il mondo. Dalla cima della piccola torre si ammira un grazioso panorama.
La chiesa dei Santi Tommaso e Prospero (oggi sconsacrata) rispetta i canoni estetici del XIII secolo.
“Tabernacolo dei Giustiziati” di Benozzo Gozzoli.
Anche se di piccole dimensioni il borgo riesce ad incantare per l’architettura quasi fiabesca.

Anche se le funzioni politiche e giurisdizionali erano di notevole importanza, Certaldo venne profondamente sfruttata nell’agricoltura. Per incrementare la produzione furono costruiti insediamenti a fondovalle che si ingrandirono nel corso degli anni fino ad una clamorosa urbanizzazione a metà ‘800 spinta dalla realizzazione della vicina linea ferroviaria Siena-Empoli. Di conseguenza si svilupparono le prime aziende manifatturiere e industriali che arricchirono il commercio della cittadina trascurando però il valore politico e amministrativo di Certaldo Alto. Tali poteri si persero nel tempo senza particolari ripercussioni negative: il nucleo più antico continua a vivere grazie alla valorizzazione dei suoi monumenti e alla cura delle sue piccole strade affascinando visitatori da tutto il globo.

Innamorarsi a Certaldo.
Non è un posto per svaghi rumorosi.
Minuscole strade e piazzette per un viaggio nel tempo.
Ogni vicolo e anfratto in pietra cela una locanda dove gustare pietanze tipiche.
Il nucleo moderno visibile da Certaldo Alto. Si può arrivare al borgo a piedi, in auto oppure tramite una comoda cabinovia.

Nonostante le dimensioni esigue, il borgo è pieno di ristoranti e osterie dove la cucina più tradizionale fa da padrona con poco spazio all’innovazione. Un pizzico di originalità si trova all’Osteria del Vicario, dove aperitivi e pranzi luculliani possono essere consumati su una terrazza da sogno, mentre la tradizione è di casa ai ristoranti Da Messer Boccaccio e L’Antica Fonte che garantiscono tartufo, carne fiorentina e cinta senese di qualità oltre a vini di indiscutibile eccellenza.

Pici al ragù di salsiccia di cinta senese: ghiottoneria da urlo al ristorante L’Antica Fonte.

Rimanendo in tema etrusco, dopo una rilassante mattinata passata tra le graziose mura di Certaldo, è imprescindibile dirigersi a sud-ovest dentro la provincia di Pisa alla scoperta dell’imponente Volterra. Servono poco meno di quaranta chilometri per arrivare davanti alle immense mura di cinta che, oltre ad incutere timore, suggeriscono la grandezza raggiunta già molto tempo prima del Rinascimento e del Medioevo: per l’esattezza durante l’età del ferro quando Veláthri era una delle capitali della confederazione etrusca.

Grazie al benessere derivante dai floridi commerci e dai ricchi giacimenti minerari, la città visse un lungo periodo di splendore rispetto ad altre poiché meglio protetta e molto più lontana dalla nascente e minacciosa Roma. Anche se nel III secolo a.C. dovette accettare la superiorità dell’Impero sacrificando parte dell’indipendenza, i rapporti rimasero amichevoli fino allo scoppio della guerra civile romana il cui esito sancì il tramonto di Volaterrae: la città fu saccheggiata, privata di terreni e diritti (anche se in parte riacquisiti qualche anno dopo).

Diverse tracce etrusche sono presenti nei dintorni e all’interno della città. In foto la Porta all’Arco risalentte ad un periodo tra il IV e III secolo a.C.
I Romani pensarono bene di costruire un teatro e delle terme dato l’elevato livello sociale e culturale.

Dopo diversi anni di anonimato, nel V secolo d.C. la città venne presa di mira dai Longobardi e dai Franchi diventando un’importante sede ecclesiastica presieduta da Galgano Pannocchieschi, vescovo fortemente voluto da Federico Barbarossa. Tuttavia l’atteggiamento dispotico del governatore suscitò un forte malcontento tra gli abitanti che, inferociti, si rivoltarono organizzando il suo omicidio. Con il potere vescovile calante e l’orgoglio cittadino volterrano crescente, i signori della città ordinarono la progettazione del Palazzo dei Priori nel 1208 per prendere in mano il controllo amministrativo del centro.

Nella Toscana medievale era usanza separare gli spazi ecclesiastici da quelli amministrativi. In foto: Piazza San Giovanni dove si concentrano gli edifici religiosi quali il Duomo di S. Maria Assunta, il Battistero di S. Giovanni e l’ex ospedale di S. Maria Madallena.
Il Duomo di S. Maria Assunta risale al IX secolo ma fu ricostruito dopo il violento terremoto del 1117.
L’interno a tre navate è riccamente decorato in stile tardo rinascimentale con colonne rivestite di stucco simulante granito rosa e soffitto a cassettoni.
L’interno del Battistero di San Giovanni è adornato di lavori scultorei e pittorici da maestri del ‘500.
La grande Piazza dei Priori con il possente Palazzo Pretorio.
Il Palazzo dei Priori è visitabile fin sulla torre per godere di uno stratosferico panorama a 360 gradi.

L’evoluzione della borghesia si notò nella continua costruzione di dimore nobiliari le quali, sebbene abbellissero il centro urbano, lasciavano presagire intense lotte di potere tra le varie famiglie. Infatti svariate di esse furono alla guida di Volterra nell’epoca delle Signorie ma altrettante furono cacciate specialmente con l’ulteriore rivalità tra Guelfi e Ghibellini. Nonostante i contrasti interni, i poteri forti seppero instaurare una solida rete di rapporti politici e commerciali con le vicine Firenze, Siena e Pisa in modo da garantirsi una serena indipendenza che durò per la maggior parte del tempo sotto la guida della famiglia Belforti.

Via Antonio Gramsci colma di caffè e ristoranti.
La grandezza di Volterra si nota non solo dai monumenti più famosi ma anche dall’insieme architettonico di vie e palazzi.
Lungo le antiche mura sono presenti degli affacci panoramici da cartolina.
Dettagli da tipico borgo toscano.

Purtroppo non tutti i membri della casata furono in grado di amministrare la città con “furba” intelligenza: l’ultimo discendente della famiglia Belforti governò con tirannia suscitando la rabbia degli abitanti che lo linciarono e condannarono a morte secondo un processo sommario. Con i disordini ancora in corso, Firenze colse la palla al balzo e si impossessò facilmente di Volterra depredando chiese e abbattendo torri simbolo delle casate volterrane nel 1472.

La Porta Fiorentina, arco che immetteva sulla strada per Firenze, presenta in alto lo stemma dei Medici.
L’ingresso Porta a Selci di fianco alla maestosa Fortezza Medicea costruita non solo per difendere ma anche per controllare la città in mano ai fiorentini.

Con la famiglia Medici a capo, la città seguì le vicende del Granducato di Toscana in relativa tranquillità fino al ‘600, periodo in cui la temibile peste scoppiò ben due volte creando una brusca flessione demografica; in più, come se il fato volesse accanirsi a tutti i costi sui volterrani, nel ‘700 una clamorosa siccità piegò in maniera significante l’economia locale.

Con il Granducato alla fine dei suoi giorni, gli Asburgo Lorena presero facilmente in mano Volterra rinvigorendo le casse con nuovi sbocchi commerciali favoriti dalla produzione del sale e dalla lavorazione dell’alabastro ancora oggi molto rinomata. La tanto attesa ripresa economica e demografica fu effettiva, inoltre la città venne ampliata e abbellita urbanisticamente diventando magnifica come la vediamo oggi.

A Piazza Martiri della Libertà inizia il Viale dei Ponti, romantico belvedere sulle vallate sottostanti.
Nonostante il peso storico trasmesso dalla grandezza di edifici e strade non mancano scorci tranquilli tipici da borgo rurale.
Alcuni edifici sembrano abbracciare l’architettura medievale con quella etrusca.
La pietra abbonda ovunque creando ambienti da salto spaziotemporale.

Tanta bellezza non poteva mancare anche nella gastronomia di matrice toscana offerta in diverse varianti. In un comune così vasto da visitare a piedi fanno bella mostra di sé le paninerie come La Sosta del Priore, puro street food in cui sontuosi panini sono farciti di materie prime locali e prodotti artigianali, altrimenti i più rilassati possono trovare comfort e “toscanità” presso Osteria La Pace e Enoteca Del Duca dove i piatti provenienti dalle tradizioni più antiche sono accompagnati dai vini più pregiati. Qualora si voglia unire l’utile al dilettevole, Porgi l’Altra Pancia funge da bottega per l’acquisto di prodotti tipici e ristorantino per succulente degustazioni.

Il pranzo consumato (per non dire “divorato”) all’Enoteca Del Duca, ristorante gestito dalla famiglia di Genuino Del Duca, si è rivelato di gran pregio. Il locale si trova all’interno di un edificio costruito tra il XII e XVI secolo, tale peso storico è enfatizzato dalle bellissime volte in pietra che contornano le varie sale finemente ristrutturate. Qualora il tempo lo conceda si può usufruire del grazioso dehors circondati da mura etrusche: l’atmosfera rilassante, il garbo e l’impeccabilità dei camerieri danno piena concentrazione al palato per assaporare le varie portate prese dalla tradizione toscana più pura oppure con qualche rivisitazione da alta cucina. E come accompagnamento all’esperienza? Vini della regione (e non) rappresentati da centinaia di etichette come il Rosso di Montalcino Fattoi 2018 oppure l’azienda di famiglia Podere Marcampo.

Pappardelle al ragù di cinghiale.
Cosciotto di agnello al sedano rapa e cipollotto.
Tortino caldo al cioccolato su letto di crema inglese.

In conclusione la città quasi costringe il visitatore a rimanere per la varietà storica e culturale che si esprime sotto molti punti di vista. Visitare monumenti del passato tumultuoso ma ricco di momenti luminosi, gustare la golosissima cucina locale e assistere alle rievocazioni medievali sono quanto di meglio ci si aspetterebbe da un tour in giro per la Toscana.

E c’è ancora molto altro da scoprire nei prossimi giorni.

Poesia.