La bellezza di Pienza nei quadri della Val d’Orcia.

La bellezza di Pienza nei quadri della Val d’Orcia.

28 Novembre 2021 Off di Dario

Girovagando per le colline della Toscana si ha l’impressione di ammirare colorati acquerelli a cielo aperto, scorci unici al mondo dove opere della natura e dell’uomo si uniscono alla perfezione. Muoversi in auto (se non addirittura in camper per una vacanza “on the road”) è preferibile per godere al meglio i paesaggi usciti dalla mano di un pittore in cerca di pacata bellezza. Senza dubbio la Val d’Orcia, dichiarato patrimonio UNESCO, è un luogo dove l’occhio e la mente si rilassano portando l’uomo alla riscoperta dell’equilibrio.

Un capolavoro della Val d’Orcia.
Le strade sterrate di solito sono dirette verso pievi o poderi circondati da vigneti e cipressi.

Tra i colori caldi delle colline arate con gran cura spiccano di tanto in tanto poderi e borghi dall’aspetto fiabesco, luoghi antichi dove occorre lasciarsi andare senza pensieri per vivere a fondo la bellezza del territorio. Uno di questi è Pienza, comune di origini rinascimentali nato da un ideale o meglio da un sogno concepito da Papa Pio II all’anagrafe Enea Silvio Piccolomini.

I Piccolomini sono una famiglia nobile di Siena che, nonostante la ricchezza e potenza, fu cacciata dalla città nel XVI secolo a seguito di alcune lotte intestine ed esiliata nell’aperta campagna. Il primo di 18 figli, Enea, decise di intraprendere la carriera ecclesiastica che seguì con gran devozione fino ad essere incoronato Papa vivendo a Corsignano, villaggio fortificato di origine romana vicino alla storica via Cassia. Col tempo, meditando sulla spiacevole sorte dei propri familiari, maturò l’idea di progettare una “città ideale” come antitesi di Siena sfruttando le fondamenta di Corsignano.

Sulla Val d’Orcia svetta il gruppo montuoso del Monte Amiata.
Il borgo di Pienza, come tanti altri, è situato su una collina che consente notevoli viste panoramiche.

Nel 1462, dopo soli tre anni di lavoro con l’impegno di rinomati artisti e architetti tra cui spicca Bernardo Rossellino, nacque uno dei centri più belli della Toscana prendendo il nome dal suo ideatore (Pienza significherebbe “città di Pio”). In Piazza Pio II si concentra il patrimonio di maggior valore storico e artistico della città con la Concattedrale di Santa Maria Assunta, il Palazzo Piccolomini, il Palazzo Comunale e il Palazzo Vescovile trasformato poi in residenza per accogliere il più stretto collaboratore del Papa: Rodrigo Borgia.

Il Palazzo Comunale e la torre orologio in Piazza Pio II.
Il Duomo.
La maestosa facciata è in candido travertino.
Da qualunque angolo della piazza si possono ottenere scorci da cartolina.
Come sempre la luce notturna rende i luoghi ancora più suggestivi. In foto il Duomo, il Palazzo Piccolomini e il Pozzo dei Cani.
Il pittoresco Corso Il Rossellino unisce Porta al Murello con Porta al Giglio.
L’arteria principale attraversa tutto il centro storico compresa Piazza Pio II.

A malincuore il Duomo non è visitabile all’interno essendo soggetto ad importanti lavori di restauro mentre sono aperti il Palazzo dei Borgia, che funge anche da Museo Diocesano, e il Palazzo Piccolomini con le sue stanze riccamente arredate e l’incantevole giardino affacciato sulla Val d’Orcia.

Dal terrazzo del Palazzo Piccolomini si può ammirare un maestoso panorama.
L’angolo verde di Papa Pio II.
Il giardino, anche se piccolo, è degno di un pontefice.

Girovagando per le vie e i quartieri del centro storico si nota non solo il fascino tipico dell’architettura rinascimentale ma anche il razionalismo certosino di Rossellino rivolto a migliorare la vita dei cittadini. Il progetto della “città ideale” prevedeva diversi pozzi per garantire acqua alla popolazione (dato che non esisteva un acquedotto), nuovi quartieri con abitazioni disposte in maniera intelligente per sfruttare al meglio lo spazio e promettere la costruzione di altre nuove case (da visitare il quartiere Case Nuove), rete viaria congegnata per consentire maggiore ventilazione tra le strade così da avere temperature più gradevoli durante l’estate e favorire la dispersione di batteri in tempo di malattia.

Molti vicoli sbucano su un bellissimo belvedere.
La panoramica via del Casello.
Le botteghe tipiche alimentari e artigiane non mancano.
Il quartiere Case Nuove con le abitazioni a schiera per ottimizzare lo spazio.
Corso Il Rossellino carico di atmosfera.

Insomma la cittadina sembrò avere un futuro roseo finché, nel 1464, non avvenne l’improvvisa morte del Papa e il piano di “città ideale” subì un brusco arresto. Senza progetti di alcun tipo la città finì nel dimenticatoio affrontando anni di degrado fino agli inizi del ‘900.

Intorno agli anni ’20 finalmente si scoprì l’elevato valore del centro storico ed ebbe inizio un profondo programma di restauro con l’aiuto di un discendente dei Piccolomini, il Colonnello Silvio Piccolomini della Triana, che insieme alla moglie si occupò soprattutto di riportare all’antico splendore il palazzo di famiglia.

Il risultato finale è una bomboniera prettamente rinascimentale che però non cela le tracce del passato più antico. Da Piazza Dante Alighieri si possono intraprendere due interessanti percorsi da visitare a passo lento: il primo è una passeggiata sul belvedere Santa Caterina che porta alla chiesetta omonima sovrastante il Romitorio, sacro sito ruprestre del ‘300; il secondo è una stradina asfaltata (dunque percorribile anche in auto), immersa nella natura, che termina nei pressi della Pieve di Corsigliano, suggestiva chiesa romanica del XII secolo.

Il belvedere di Santa Caterina.
La chiesa Santa Caterina in fondo ad un vialetto costeggiato da cipressi.
La natura fuori le mura di Pienza è da incanto.
La Pieve di Corsignano dei Santi Vito e Modesto.
All’interno della chiesa vi è anche una minuscola cripta sotterranea.
Le tre navate sono austere e senza orpelli.

L’estetica è di primaria importanza anche quando arriva l’ora del buon mangiare: tra i locali aperti al turista che bada al risparmio ne spiccano altri che invece invogliano alla coccola e allo stupore sia per il palato che per gli occhi.
E’ il caso di ristoranti come La Terrazza del Chiostro, ex monastero quattrocentesco di San Francesco che propone agli avventori alta cucina su un belvedere panoramico, e Beccofino, sorta di locanda in cui piatti tipici vengono serviti tra mura in pietra e arredi di antica eleganza. Inoltre non va tralasciata l’esperienza gastronomica a contatto con la natura: poco distanti dalle mura della città abbondano graziosi poderi come l’ Agriturismo Poderuccio che offrono cibo genuino e deliziose camere affacciate nella Val d’Orcia.

Chi è in cerca di raffinatezza e cucina d’autore sicuramente troverà pane per i suoi denti presso La Terrazza del Chiostro. Oltrepassata la prima soglia del ristorante si accede nell’antico e suggestivo cortile il quale, una volta attraversato, porta ai saloni restaurati e rifiniti con arredi che spaziano dal moderno all’antico. Se il tempo è magnanimo la terrazza esterna dona un tocco di romanticismo all’esperienza mente la numerosa brigata di sala cerca di soddisfare qualunque richiesta nel minor tempo possibile. Dunque tutto molto bello alla vista, ma il food? Di alto livello, innovativo e variegato con portate di terra e di mare ben accompagnate da una grande carta dei vini.

Il chiostro dell’ex monastero funge da ingresso al ristorante oltre che da area per banchetti di particolare importanza.
Pici, seppie, il loro nero e pomodorini.
Cioccolato e lamponi.

Giovanni Pascoli disse che Pienza è “nata da un pensiero d’amore e un sogno di bellezza”: difficile dargli torto considerato il patrimonio storico e culturale di inestimabile fascino e valore. Senza però tralasciare altre perle nel raggio di pochissimi chilometri dal comune.

Ad esempio a sud-est di Pienza esiste la graziosa frazione di Monticchiello che, a differenza della più vibrante e prestigiosa “città ideale”, ha mantenuto l’aspetto austero da roccaforte medievale. Le sue origini sono probabilmente romane ma i documenti raccolti si collegano per lo più alla prima metà del 1200, lasso di tempo in cui il borgo si organizzò per diventare libero Comune dopo aver appoggiato a lungo la Repubblica di Siena. Riuscendo nell’intento, nel 1243 crebbero in maniera esponenziale il commercio e l’agricoltura suggerendo l’espansione del centro abitato con nuove strutture quali la bella Chiesa dei Santi Leonardo e Cristoforo e il Cassero che “abbracciava” Monticchiello con mura intervallate da possenti torri.

Il principale arco d’ingresso, Porta Sant’Agata.
La Chiesa dei Santi Leonardo e Cristoforo.
Un viaggio nel tempo.
Tra i vicoli si respirano tranquillità e cucina toscana.
Pienza e Monticchiello sono molto vicine in linea d’aria.

Purtroppo una “tempesta” di grandi proporzioni si abbattè sul borgo a metà del ‘500: lo scoppio della Guerra di Siena, conflitto che coinvolse la Francia a supporto dei territori senesi perennemente assediati dai fiorentini di Cosimo I de’ Medici appoggiato dagli spagnoli. Una faida nella faida, dall’Europa alla Toscana, che portò Siena alla sconfitta e Monticchiello a un lungo periodo di decadenza perdendo i privilegi di libero Comune e finendo sotto la giurisdizione di Pienza nel 1778.

Nonostante il ricordo del glorioso Rinascimento, la popolazione locale seppe mantenersi orgogliosa fino al periodo delle Guerre Mondiali. Spicca in particolar modo la coraggiosa resistenza nel 1944 di 70 partigiani contro 450 repubblichini costretti poi ad una umiliante ritirata: l’evento è commemorato tramite una stele alle porte del paese che sembra risplendere dopo anni di buio. Grazie a mirati lavori di restauro e al turismo internazionale il borgo vive di nuovo e suscita grandi emozioni con la sua atmosfera medievale, i curiosi aneddoti locali (come questo!) e i ristoranti imperdibili per gli amanti della cucina toscana.

La quiete tipica di un borgo.
La pulizia e la cura dei vicoli sono dovuti anche dal rigoroso senso civico degli abitanti.
Piazza della Commenda, luogo spesso adibito a palco per il Teatro Povero.
Mangiare in queste viuzze ha un fascino irresistibile.
Anche senza l’estetica del Rinascimento, il borgo medievale ha un suo perché.

In rapporto all’estensione e al numero di abitanti (circa 200!), il borgo dispone di molti ristoranti dal fascino rustico e orientati prettamente verso le tradizioni ponendo gran cura nell’accglienza e nel cibo proposto. Osteria Fra Paolino, Osteria La Porta e Ristorante Daria sono solo alcuni dei locali al centro di Monticchiello, tutti vicini tra loro, costruiti all’interno di storiche abitazioni lucidate a nuovo.

Spicca per l’eleganza il ristorante che porta il nome della proprietaria, Daria, navigata sommelier e imprenditrice con esperienza maturata gestendo l’Osteria La Porta. Tutta la sua conoscenza appresa si nota dai dettagli degli ambienti, dalla carta dei vini e ovviamente dalla qualità del food davvero superlativo: anche nei piatti più tradizionali le cotture e i sughi necessitano di tecnica, così come per un “semplice” antipasto di salumi locali occorre sapienza e ricerca delle più eccellenti materie prime. Magari facendosi consigliare anche un nettare rosso DOC come il Michele Satta Bolgheri 2018.

Pici al ragù di cinghiale.
Tagliata al sangue con verdure di stagione.

Nel pomeriggio, in fase digestiva e magari ancora un po’ brilli, si apprezza ancor di più il contesto circostante: il borgo riposa silenzioso nella nuda pietra, in lontananza echeggiano le torri di un passato glorioso fatto di sogno, intorno la natura è assorta nel suo stesso miracolo.

La Val d’Orcia entra nei cuori di chiunque.

Morbidi colori.
Uno spettacolo surreale.