La Valle del Sele e i suoi tesori.

La Valle del Sele e i suoi tesori.

3 Aprile 2022 Off di Dario

Spesso, durante gli spostamenti da una parte all’altra dei Monti Alburni (chi si è perso l’articolo vada qui!), è saltata all’occhio la vastità della Valle del Sele, un’area fertile e colma di campi agricoli vicino al mare che assume toni verde brillante sulle alture a nord dove la natura incontaminata abbraccia piccoli borghi arroccati.

La Valle del Sele si presenta immensa e variegata dal punto di vista della conformazione territoriale.

La valle prende il nome dal suo fiume che, nei pressi di Eboli, si estende in varie propagini costituendo la Piana del Sele, luogo ideale per coltivazioni di frutta e verdura commercializzate anche all’estero. Proseguendo verso la sorgente il corso d’acqua si allarga e crea incanto nelle riserve naturali come l’Oasi di Persano e mostra di fronte allo spettatore i fieri Monti Picentini, dai quali nasce il fiume, e più ad est la Riserva Naturale dei Monti Eremita e Marzano.

In tempi antichi l’area era abitata prevalentemente dai Lucani ma prima di loro, a partire dall’VIII secolo a.C., era forte la presenza greca dovuta dal movimentato e ricco commercio tra gli insediamenti di Oliveto e Cairano chiamato Fossakultur di Oliveto-Cairano. Gli scambi tra la costa tirrenica con la Valle del Sele e il lato adriatico con la Valle dell’Ofanto portarono grande varietà culturale nei centri più importanti di cui, purtroppo, si trovano pochissime tracce dato il dominio distruttore dei Sanniti e la conseguente guerra contro i Romani.

Molti borghi ai piedi delle montagne sono medievali anche se le prime civiltà risalgono al periodo greco/bizantino.

Per trovare tracce concrete che portarono alla formazione di Oliveto Citra bisogna superare il periodo dei Longobardi, fatto di lotte intestine interrotte da violente incursioni saracene, e arrivare ai Normanni artefici delle prime baronie campane sotto il vessillo del Principato di Salerno.

Il centro storico di Oliveto Citra.

Nel XII secolo costruirono il Castello Guerritore intorno al quale si sviluppò il borgo dalla conformazione tipica di un castrum. La struttura difensiva e la crescita urbana fecero gola alle tante famiglie feudali di derivazione angioina che nel 1300 combatterono la guerra dei Vespri Siciliani contro gli Aragonesi. Conclusa l’epoca del guanto di ferro dei feudatari, le nuove leggi dell’Unità d’Italia soppressero i principati confinanti quali Ultra e Citro includendo quest’ultimo alla Provincia di Salerno e, quindi, unendolo ad Oliveto diventando comune autonomo.

Intorno al castello si sviluppano numerosi vicoli.
Nonostante i terremoti alcune tracce antiche si notano ancora.

A causa dei terremoti del ‘600 e del 1980 molti edifici furono irrimediabilmente danneggiati (ad esempio il castello) ma alcuni sono stati ripristinati al loro stato originario come la Torre dell’Orologio e il Campanile appartenente all’antica chiesa Santa Maria in Scalelle purtroppo completamente distrutta.

Il Castello Guerritore di fronte alla Torre dell’Orologio e al Campanile.
I due edifici, anche se strutturalmente legati, svolgevano funzioni chiaramente diverse.
La bella facciata della Chiesa Santa Maria della Misericordia.

Nel movimentato (e a tratti confusionario) scacchiere politico la nobiltà del XVIII secolo viveva i suoi svaghi in un luogo oggi imperdibile per gli amanti della storia e del bello: la Villa d’Ayala a Valva. Il piccolo maniero è costituito da una torre normanna risalente al Medioevo, quando era al potere del circondario il signore Gozzolino, e dalla villa di costruzione più recente del marchese Giuseppe Maria Valva il quale si dedicò con passione alla risistemazione del feudo partendo dalla sua dimora.

La Villa D’Ayala. A destra si nota la torre normanna.
Il marchese Giuseppe Valva si dedicò con dedizione nel progettare un luogo che potesse suscitare stupore e meraviglia.
L’interno dell’edificio è visitabile accompagnati dalla guida turistica.
La sala di rappresentanza in cui sono segnate su parete tutte le dinastie proprietarie del maniero.
Dal balcone dell’ultimo piano si ammira la cura del giardino e il folto bosco.

Tra il ‘700 e l’800 di fianco alla villa fu realizzato uno splendido parco dove la natura che circonda i viali è incredibilmente rigogliosa: cedri, magnolie e platani formano un bosco fiabesco unito magicamente ai barocchismi di due giardini all’italiana decorati di fontane, statue e persino un teatrino di Verzura.

Vicino all’ingresso del parco si trova il primo giardino all’italiana dedicato alle Quattro Stagioni.
Le sculture di incredibile bellezza risalgono alla metà del ‘700
Al centro troneggia un bronzo rappresentante Diana con il cervo.
Di fianco al giardino vi è la chiesetta del Fileremo.
Un tempietto neoclassico.
Di fronte alla villa si trova l’Emiciclo della Bellezza rappresentato dalle Tre Grazie con le Muse delle arti.

Alla morte del marchese nel 1831 la villa passò per via matrimoniale alla famiglia D’Ayala strettamente legata al Sovrano Militare Ordine di Malta. Nel 1959 l’ultimo dei D’Ayala, Giuseppe, in mancanza di eredi diretti, volle donare l’intero complesso all’Ordine cavalleresco cui apparteneva.

Il teatro di Verzura qualche anno fa era sfruttato per spettacoli musicali e teatrali, oggi non più a causa del COVID e di alcune difficoltà nella manutenzione del parco. Tuttavia i busti che emergono dalla verdi tribune suscitano ancora particolari emozioni.
Tra lecci e aceri, di tanto in tanto, sbucano delle statue come affascinanti apparizioni mitologiche.
Il bosco è molto esteso ed è liberamente esplorabile.
Passeggiare per il parco significa anche avere degli “incontri” carichi di mistero.
Per raggiungere le mura perimetrali del complesso bisogna percorrere alcuni tratti in leggera salita.
Poco distanti dalla villa ci sono delle grotte risalenti all’epoca romana.

Per non interrompere il vortice di “farfalle nello stomaco”, a pochi passi dal parco sorge il centro di Valva le cui origini sono molto antiche. Già nel periodo dei Romani il piccolo borgo alle pendici del Monte Marzano e del Monte Eremita era una cittadina fiorente, poi con la caduta dell’Impero e le invasioni straniere la popolazione si trasferì più a monte costruendo una roccaforte inaccessibile. In questa zona si trovano i resti di Valva Vecchia ormai diventate un cumulo di rovine su un costone della montagna al quale risulta molto difficile accedere. Il borgo attuale fu ricostruito all’epoca dei Normanni per migliorare l’accessibilità e il commercio; i vicoli e le strade visibili oggi giorno riprendono l’architettura di un tempo grazie al lavoro di recupero certosino dopo il terremoto del 1980.

Anche Valva è ricca di graziose viuzze.
Il centro storico, anche se molto piccolo, è stato ben recuperato.
La Chiesa Madre di San Giacomo Apostolo compone un vero angolo da cartolina.
La Torre dell’Orologio in Piazza Vittorio Emanuele meglio nota come “la chiazza”.
La pietra antica si mescola con i restauri più moderni.

Ovviamente un ambiente rurale così suggestivo e carico di storia non può farsi mancare la ristorazione adeguata, principalmente rustica e legata alle tradizioni locali. A Oliveto Citra si trova il meglio in questo senso specie recandosi all’Hostaria dei Ricordi e al Ristorante Due Cannoni, ottime trattorie essenziali nell’accoglienza e nella proposta del menù ma con materie prime rigorosamente a km 0.

L’ultima menzionata colpisce anche per l’ambiente totalmente in pietra e per il servizio di sala cordiale e veloce nel svolgere le proprie funzioni; nulla da dire sui piatti tipici se non note di encomio soprattutto sui primi dove figurano i rinomati fagioli occhio nero.

Gustosi ravioli di ricotta di pecora (a richiesta con una spolverata di pecorino).
Lagane e fagioli.
Scarola gratinata con olive “ammaccate”.

A est del comune di Oliveto Citra si nota un piccolo comune ai piedi delle montagne, Colliano, che chiama a gran voce gli amanti della natura e delle attività all’aria aperta. Il piccolo centro, insieme alla vicina frazione di Collianello, regala graziosi angoli da cartolina in un contesto ambientale mozzafiato. Paesaggi indimenticabili vengono impressi nella memoria proseguendo lungo la strada provinciale 218 in direzione del Piano di Pecora, area attrezzata per il picnic e altri svaghi tra lussureggianti faggete.

A 800 metri il panorama sull’Alto Sele è pazzesco.
Inoltrarsi tra i Monti Marzano ed Eremita richiede precauzioni nella guida.
Colliano e Collianello sotto la luce del sole calante.

Il percorso dedicato all’affascinante e ricca Valle del Sele termina qui lasciandoci con un carico di storia e racconti espressi attraverso la pietra antica e i volti degli abitanti saldamente legati al passato. Un tassello immancabile per scoprire il volto della Campania segnato da giorni gloriosi ma anche poco clementi, avversi e che hanno messo a dura prova i popoli nel corso dei millenni.

Al prossimo viaggio!