La nobiltà borbonica di Caserta.

La nobiltà borbonica di Caserta.

30 Marzo 2024 Off di Dario Tomasiello

La Storia è ricca di eventi peculiari che, il più delle volte, hanno trasformato un luogo o un personaggio in un modello dal quale trarre ispirazione per il futuro. Anche se il passato rimane passato, le ideologie rimangono vive specialmente se espresse sotto forma di opere monumentali.

Tale grandezza ancestrale è presente in lungo e largo tra il Matese e la Terra di Lavoro, area che ricopre buona parte della provincia di Caserta. Prima dei borghi medievali e dei palazzi borbonici esistevano insediamenti fondati da civiltà che resero grande la Campania Felix tra cui Osci, Sanniti e, ovviamente, Romani. La città di Capua è uno di quegli esempi che illustrano il passato più florido ma, a dirla tutta, i monumenti di fondamentale importanza storica sono tanti e molti dei quali dichiarati patrimonio mondiale dell’Umanità.

Lungo l’antica Via Appia è un continuo di chiese, palazzotti nobiliari e opere architettoniche che raccontano lo splendore e l’agio raggiunti intorno al 1700. Il faro del XVIII secolo è senza dubbio la Reggia di Caserta, imponente residenza borbonica tra le più grandi d’Europa che ha ospitato un gran numero di regnanti inclusi i francesi del periodo napoleonico.

La Reggia di Caserta.

Uscire dalla stazione ferroviaria della città è un vero colpo al cuore in senso positivo: davanti agli occhi si staglia la sagoma immensa della Reggia contornata da un giardino all’italiana con delle siepi accuratamente lavorate in modo da disegnare dei suggestivi arabeschi.

L’edificio, con una superficie di ben 47.000 metri quadrati distribuiti su 1200 stanze, fu interamente progettato da Luigi Vanvitelli su richiesta di Carlo I di Borbone e la sua realizzazione richiese quasi cento anni di lavoro. Dal 1752 fino al 1845 migliaia di operai e schiavi si impegnarono nella costruzione di uno dei più grandiosi simboli di potere utilizzando materiali raffinati provenienti per lo più dai dintorni di Caserta e Napoli.

Varcata la soglia dell’ingresso si accede in una lunga galleria chiamata “Cannocchiale”.
Lo Scalone d’Onore.
La bellezza dello scalone è enfatizzata dal marmo di Carrara e dalle sculture di Paolo Persico e Tommaso Solari.

La mole di tempo richiesta per il completamento dell’opera andò oltre la vita di Luigi Vanvitelli che fu succeduto nel 1773 dal figlio Carlo. Tuttavia nemmeno quest’ultimo poté ammirare la reggia compiuta, altri architetti si impegnarono ad ultimare il palazzo che alla fine sfoggiò un aspetto diverso rispetto all’originale a causa di sopraggiunte difficoltà economiche.

Le problematiche del periodo, non solo monetarie ma anche epidemiche, comunque non intaccarono l’ambizione dei regnanti nel possedere una sfarzosa dimora lontana dalla coste minacciate dai pirati e dal Vesuvio in procinto prima o poi di eruttare. Lontani dai problemi, i nobili potevano svolgere qualsiasi necessità e/o velleità in stanze esuberanti di opulenza tipica del periodo borbonico e francese con stucchi e affreschi di altissimo pregio.

Vestibolo Superiore.
Sala delle Guardie del Corpo.
Sala di Marte, anticamera per baroni e ufficiali.
I salotti per rilassarsi abbondavano.
Appartamento della Regina.
Sala degli Specchi.

Camera da letto di Gioacchino Murat.
Oratorio di Pio IX.
Estensioni infinite.

La Sala del Trono.
Camera da letto di Francesco II.
Alcune stanze riccamente decorate sono dedicate alla quattro stagioni: in foto la Sala dell’Estate.
Sala della Primavera.
Sala dell’Autunno.

Sala dell’Inverno.
Sala delle Dame.
Angolo della Biblioteca Palatina.

Presepe Reale. L’installazione attuale ricalca il modello originale voluto da Ferdinando II nel 1844.

Il percorso degli appartamenti reali termina con l’inizio di un’altra emozionante escursione: la visita al Giardino Reale. Più che un giardino è un vero e proprio parco di ben tre chilometri di estensione composto da un bosco antico, da un imponente giardino all’italiana e da un raffinato giardino inglese.

Dietro alla Reggia inizia un ampio viale che sembra non avere fine.
Raffinate aiuole e fontane impreziosiscono il giardino all’italiana.
La Via d’Acqua è alimentata, come le fontane, dall’Acquedotto Carolino.
Il colpo d’occhio è molto suggestivo.

La Fontana dei Delfini.
La Fontana di Eolo.
Tutto il comprensorio fu progettato da Luigi Vanvitelli prendendo ispirazione dalle grandi residenze francesi.
Le fontane di Diana e Atteone.
La Fontana di Cerere.
La Palazzina Inglese, dimora riservata usualmente al tutore del giardino inglese.

Nel cuore del giardino inglese.
Il Lago dei Cigni con un finto tempio chiamato Tempio Diruto.
Suggestivo scorcio del Bagno di Venere.
Lo specchio d’acqua dove si affacciano la statua di Venere e il Criptoportico.
Interno del Criptoportico creato dal Vanvitelli ad illudere i nobili ospiti di trovarsi all’interno di veri scavi archeologici.
Statue e colonnati sono effettivamente reperti archeologici.
Mistero ed erotismo nella natura rigogliosa.

Difficile non emozionarsi di fronte a tali vedute.

Tra templi, obelischi, fontane e miracoli della natura sorge un edificio che non poteva mancare all’interno di un complesso reale, ovvero il Teatro di Corte. Anch’esso progettato dal Vanvitelli, ospitava circa 500 persone tra stucchi, affreschi e decorazioni degne dei Borboni senza trascurare altri fattori tecnici come la qualità acustica su altissimi livelli.

Le sontuose decorazioni di Gaetano Magri.
Il maestoso palco. Il portale del palcoscenico, originale del ‘700, poteva aprirsi direttamente sul giardino.

Inizialmente lascia perplessi il circondario in cui è immerso l’intero complesso della Reggia poiché edifici e strade di concezione moderna fanno supporre alla nascita della città in età contemporanea. Infatti, il centro storico situato tra Piazza Vanvitelli e Piazza Dante, presenta architetture del ‘700 e ‘800 innegabilmente eleganti e che ben si prestano ad essere ammirate tra le vie in cui trova spazio la movida casertana.

Piazza Dante.
Il centro storico è soggetto a traffico limitato.
Tra le piazze maggiori di Caserta sono presenti un gran numero di ristoranti, enoteche e lounge bar.

La Reggia baciata dal sole.

Poco distante dalla città, una chicca imperdibile qualche minuto prima del tramonto del sole, è il Belvedere di San Leucio. Trattasi di un altro complesso borbonico fondato non solo per dare sfogo alle passioni dei nobili, che godevano così di un’altra residenza reale con annesso giardino, ma anche per formare una comunità dedita alla lavorazione della seta.

Anche se l’insediamento non raggiunse la grandezza desiderata da Ferdinando II, il progresso industriale portò innovazioni fondamentali nella meccanica dei telai tessili. Con la ricerca e lo studio, le seterie di San Leucio diventarono rinomate in tutte le corti fino ad ottenere importanti richieste da tutto il mondo (tra gli esempi più famosi: Buckingham Palace e la Casa Bianca).

San Leucio è attualmente una piccola frazione di Caserta.
Il complesso di San Leucio consente la visita degli appartamenti reali e del Museo della Seta.
Il magnifico panorama dal belvedere con il Vesuvio e la Reggia di Caserta.

Tuttavia la storia del territorio è caratterizzata da testimonianze ben più antiche del ‘700. I primi a calpestare l’area di Caserta furono gli abitanti della città etrusca di Calatia, grande centro che visse i disagi delle guerre sannitiche fino alla sua distruzione per mano dei Longobardi. Come monito della conquista fu costruita una torre di avvistamento (non più esistente) e molti cittadini privati delle loro proprietà si trasferirono sulle colline dove già esisteva un nucleo abitativo chiamato Casa Hirta, dal latino “villaggio posto in alto”.

Lontano da incursioni saracene e altre devastazioni, quel villaggio rappresentò la Caserta puramente Medievale (oggi conosciuta come Caserta Vecchia) con le dominazioni Normanna prima e Aragonese poi a governare sulla contea. Così il borgo, ben riparato dalle montagne, crebbe notevolmente fino al ‘400 grazie anche alla forte presenza ecclesiastica rappresentata dalla diocesi di Caserta che aveva il principale luogo di culto nel Duomo di San Michele Arcangelo.

Caserta Vecchia.
Un caratteristico portale funge da ingresso al borgo.
Nel blu del cielo si distinguono torri e campanili.

L’illuminazione notturna è d’atmosfera.
La Chiesa dell’Annunziata.
Il campanile del Duomo.

Il Duomo di San Michele Arcangelo.
L’interno è chiaramente romanico con riferimenti paleocristiani e bizantini.
Vicoli e cunicoli caratterizzano il borgo.
Trattorie e ristoranti tipici si trovano facilmente.

Le sere d’inverno sono decisamente poco affollate.
Momenti di silenzio.

Con tanti monumenti e luoghi colmi di bellezza non mancano poi le giuste pause rilassanti, soprattutto se molto golose. Il casertano è una provincia ricca di cultura gastronomica che attinge dalla sua terra varie materie prime di eccellenza (verdure, legumi, mozzarella di bufala) ad imbandire le tavole di ristoranti tipici o gourmet. La devozione certosina alla qualità si riscontra in tante strutture tra cui lo stellato Le Colonne Marziale, conosciutissimo paradiso della chef Rosanna Marziale che valorizza la famosa mozzarella Aversana, ed altri locali meno blasonati come L’Amo, bistrot dedicato ai profumi e ai sapori del mare, e Osteria da Miduccia, trattoria tipica in cui storia culinaria ed accoglienza di stampo familiare sono al top.

I locali sopra menzionati sono alcuni esempi in cui versa la scena ristorativa di Caserta che è satura di eccellenze. In foto un gustosissimo piatto di fusilli, friarielli, provola di bufala e salsiccia del Ristorante Il Cortile.

Negli ultimi tempi, la provincia casertana, è diventata molto nota anche per la pizza. Merito della popolarità va al lievitato definito “a canotto”, diverso dalla variante napoletana non solo per l’aspetto (dimensioni più contenute e cornicione abbondante) ma anche per le farine utilizzate e l’idratazione dell’impasto con lo scopo di rendere la pizza molto leggera. Il successo, ovviamente, è dovuto anche all’impegno delle numerose pizzerie presenti su tutto il territorio di Caserta alcune delle quali diventate famose anche oltre Italia: Pepe In Grani a Caiazzo, La Contrada ad Aversa, Cambia-Menti a San Leucio, I Masanielli, La Bolla e tante altre nella città di Caserta.

“Tre Facce di un Friariello”, una delle pizze contemporanee di Simone De Gregorio presso La Bolla.

In conclusione l’esperienza casertana può essere totalizzante sotto vari punti di vista. Un viaggio nel passato, anche se scoprendo usanze e ideali di una classe nobile in perenne discussione, funge sempre da insegnamento e da toccasana per lo spirito tanta è la meraviglia ancora oggi ineguagliata.