Sfumature irpine a Montoro.

Sfumature irpine a Montoro.

18 Maggio 2024 Off di Dario Tomasiello

Talvolta ci si imbatte in particolari comuni che sembrano sprovvisti di un centro abitato ma, al contrario, ne possiedono svariati disseminati nell’area di competenza: sono i “comuni sparsi”, luoghi composti da piccoli paesi all’apparenza indistinti ma che insieme possono raccontare la storia di un territorio. Un esempio di notevole valore turistico in Campania è Furore, il “paese che non c’è” formato da tante piccole frazioni coricate sull’incantevole Costiera Amalfitana. Di mete simili ve ne sono tante altre anche se turisticamente meno blasonate come Montoro nella verde Provincia di Avellino.

Scorcio del Borgo Aterrana nel territorio di Montoro Superiore.

Poco tempo fa il comune era diviso in Montoro Inferiore e Montoro Superiore i quali sono stati uniti sotto un unico nome con il processo di fusione amministrativa nel 2013. A costituire l’area sono varie frazioni ognuna caratterizzata da qualche particolarità come piccole industrie, attività agricole, percorsi naturalistici e graziosi centri storici. Gli ultimi due aspetti menzionati fungono da richiamo in un luogo che sembra poco coinvolgente ma, in realtà, in grado di serbare scorci indimenticabili.

Il paesaggio collinare è ricco di boschi e i panorami dalle alture mostrano la rigogliosa vegetazione tipica della Bassa Irpinia. La posizione di Montoro, più vicino al mare rispetto ad altri comuni dell’entroterra avellinese, ha il grande vantaggio di essere a breve distanza da entrambi i capoluoghi di Salerno ed Avellino. Tale peculiarità suggerisce maggiormente l’idea di muoversi con l’auto per un piccolo viaggio “on the road” in modo anche da semplificare la ricerca di luoghi suggestivi tra una frazione e l’altra del territorio montorese.

I rilievi collinari regalano panorami ritempranti.

Per cominciare l’itinerario con la giusta dose di emozioni è preferibile recarsi nell’area di Montoro Superiore dove sono presenti le più importanti testimonianze storiche del circondario. Imperdibile è il borgo medievale di Aterrana, piccolo gioiello ai piedi dei Monti Picentini che nonostante l’impetuoso trascorrere del tempo riesce a mantenere intatto il fascino antico e poetico di tempi lontani. L’incanto della vista è poi supportato dalla pace del luogo in cui semplicità e rispetto delle tradizioni fungono da principio di ogni cittadino locale.

Tranquillo arrivo a Borgo Aterrana.
Si notano immediatamente alcuni elementi del passato.

Una bellissima corte segnata dal tempo.
I vicoli del borgo si riuniscono dopo numerosi saliscendi.
La bellezza della semplicità dettata dalle case in pietra.

La caratteristica Via Madonna di Montevergine.
Alcune zone sono abbandonate o in ricostruzione a causa del terremoto avvenuto negli anni ’80.
La Chiesa di San Martino.

Il principale luogo di culto, la Chiesa di Montevergine.

Le colline intorno al borgo, in particolare quelle che costeggiano il vallone Cardellito, custodiscono una chicca storica risalente addirittura al Mesolitico. Si tratta delle Grotte Balzi del Guacci, antichissime cavità naturali utilizzate come dimora e “carcara” (fornaci in muratura) da cacciatori seminomadi per la produzione di materiali in calce. Arrivarci non è complicato: il sentiero, che si snoda tra magnifici castagneti fuori dall’abitato di Aterrana, è ben visibile e presenta solo alcuni brevi tratti di salita ripida facilmente superabili con calzature adeguate all’escursionismo di bassa difficoltà.

La natura, poco fuori al borgo Aterrana, è florida.

Chi non è avvezzo alle escursioni può comunque godere del verde e di rilassanti panorami raggiungendo in auto i santuari più noti del circondario. Molto importanti dal punto di vista storico e per l’esercizio di funzioni ed eventi religiosi sono il Santuario dell’Incoronata, complesso originariamente medioevale adagiato sul fianco del Monte San Michele, e il Santuario di San Pantaleone, costruzione risalente al periodo in cui la potente famiglia San Severino governava su Montoro (XV secolo).

Il Santuario dell’Incoronata.
Il panorama mostra la sottostante Torchiati e altre frazioni di Montoro Superiore.
Il Santuario di San Pantaleone ha basi risalenti alla fine del 1200.
Prospettiva su Borgo Preturo.

Sebbene Borgo Aterrana sia l’unico centro montorese dalle caratteristiche tipiche di un borgo medievale, gli altri paesi comunque conservano testimonianze che raccontano la crescita degli insediamenti a partire dall’anno 1000 fino ai giorni nostri.

Torchiati, ricca di edifici ecclesiastici, San Pietro, circondata dal verde del Monte Tauro, Misciano, luogo di nascita del patriota anti borbonico Michele Pironti, Borgo, uno dei primi agglomerati urbani ai piedi del castello longobardo, Piazza di Pandola, luogo segnato da una massiccia presenza Romana, e Piano, sede del municipio di Montoro, sono solo alcune delle 15 interessanti frazioni a custodire dettagli storici imprescindibili per conoscere il territorio.

Torchiati.
Chiesa Santa Maria di Loreto.
Convento Santa Maria degli Angeli.
Piazza Guido Rossi.
San Pietro.
La Chiesa di San Pietro e Paolo e l’Arciconfraternita del Santissimo Nome di Dio vanno ammirati come un unico complesso.
Tra i vicoli di Misciano.
La Chiesa di Santo Stefano.

Un pozzo nascosto.
Il Palazzo Michele Pironti.

Il castello longobardo sovrasta l’intera area della frazione Borgo.
I resti del maniero sono immersi in uno scenario naturale molto suggestivo.
La piazza principale di Piano con il Comune di Montoro e la Chiesa Madre di San Giovanni Battista e San Nicola da Tolentino.
Un po’ ovunque sono ancora presenti le conseguenze del terremoto dell’Irpinia.
Tutte le frazioni sono attraversate da strette vie.

Ambienti in pietra che, in altri tempi, probabilmente fungevano da stalle.

Il trascorrere lento del tempo in tali luoghi non è sinonimo di mentalità stanca e arretrata, la ricerca e la valorizzazione delle proprie peculiarità ci sono anche se non concretizzate in maniera “esuberante” data la mancanza del turismo di qualità. Se i centri storici faticano ad essere doverosamente riconosciuti ciò non vale per i prodotti alimentari locali che, allo stato pratico attuale, sono rinomati in tutta Italia e realizzati da realtà di grande valore.

Le colline e i boschi regalano tante primizie tra cui nocciole, castagne, patate e, la materia prima più conosciuta in assoluto, cipolle nella varietà ramata. Con questi presupposti, il settore gastronomico è molto attivo e trova sbocco nell’arte dolciaria di Aliberti Pasticceria, “boutique” di Marco Aliberti in cui deliziarsi con raffinate monoporzioni oltre a torte e dolciumi di matrice tradizionale, nella bontà di Casa Barbato, agriturismo e agripizzeria dell’azienda bio Gb Agricola che cura e promuove il meglio della gastronomia made in Montoro, e nella cucina di Casa Federici, elegante ristorante dove tradizione e innovazione si uniscono dando vita a magnifiche esperienze sensoriali.

La pizza “Ramon” di Casa Barbato, azienda che integra ristorante e pizzeria per la valorizzazione dei prodotti montoresi tra cui la cipolla ramata.

Particolare menzione merita Casa Federici a Piazza di Pandola, coraggioso progetto dello chef Francesco Cerrato intento ad esprimere la semplice quanto fondamentale importanza delle eccellenti materie prime locali in portate che trapelano creatività e tecnica a livelli stellari. Da non tralasciare poi il contesto, un palazzo antico i cui interni restaurati in salette dal mood ovattato sono impeccabilmente presiedute dalla responsabile Marzia Longo.

Minimalismo ed eleganza a Casa Federici.
Il benvenuto dello chef. In primo piano la tartelletta di cacao con crema di carote e gel al limone.
Tubetti “Gerardo di Nola” con riduzione di pomodorino giallo ricoperti da spuma di aringa affumicata e dragoncello.
Ombrina alla brace con cipollotto Nocerino acidulo cotto in aceto di fragole e beurre blanc.
Accompagnamento al secondo: sandwich di ombrina con gel al limone.
Finta oliva con capperi, limone e cioccolato bianco.
“Montoro 360”, il dessert che racconta Montoro: biscotti di cipolla ramata, gelato al baccalà, gel di amaro Montoro al carciofo, spuma di patate.
Piccola pasticceria finale.

Alla fine della giornata ci si rende conto che il fascino rurale e la cultura di Montoro sono un susseguirsi di luci e ombre che va seguito con calma e pazienza poiché, durante il cammino, l’apprendimento e l’incanto sono garantiti da momenti di bellezza tipica dell’Irpinia.