A guardia del Taburno: Montesarchio.

A guardia del Taburno: Montesarchio.

8 Giugno 2024 Off di Dario Tomasiello

La presenza di parchi naturalistici e di catene montuose rende la Campania una regione molto verde in cui organizzare salutari gite all’aria pura. Il clima salubre e la cultura nel territorio dell’Appennino Campano fungono da forte richiamo per tutti coloro che voglio scoprire l’entroterra caratterizzato da borghi medievali, sentieri montani e paesaggi mozzafiato.

Uno scenario tipico dell’Appennino Campano.

Nel Sannio, antichissimo territorio che copre buona parte della Campania settentrionale, si trova l’area protetta del Taburno Camposauro, massiccio di notevoli dimensioni circondato dalla Valle Telesina a nord e dalla Valle Caudina a sud mentre ad est e ad ovest è accarezzato dagli affluenti Jenga e Isclero. Il fascino del luogo è dovuto per lo più dalla flora e dalla fauna ma è altrettanto intrigante la presenza intorno alle montagne di graziosi paesi dal carisma antico.

Il Monte Taburno.

Nel Paleolitico esistevano già tribù di cacciatori nomadi solite ad avventurarsi tra le montagne in cerca di risorse ma si dovrà aspettare il VIII secolo a.C. per la nascita di un centro stabile per opera dei Caudini, ceppo del popolo dei Sanniti. Le mura dell’antica città di Caudium sono ormai scomparse, ciononostante la si ricorda per un importante evento storico: la disfatta dei Romani durante la Seconda Guerra Sannitica che costò loro una grave umiliazione ricordata oggi con la frase “passare sotto le forche caudine”.

Non c’è molta chiarezza su come Caudium sparì dalla pianura per poi evolversi intorno al colle Ciavurno, rilievo sul quale svettano la Torre e il Castello della bellissima Montesarchio. Il borgo fu probabilmente sotto il vessillo dei Romani alla fine delle Guerre Sannitiche ma lo sviluppo maggiore ci fu indubbiamente con l’arrivo dei Longobardi che edificarono mura e strutture militari per la difesa dei propri confini.

Il Castello e la Torre di Montesarchio visti dalla valle.
Arrivo a Montesarchio sulle strade del Giro d’Italia.
Il centro del borgo, Piazza Umberto I.

La Torre poteva sorvegliare l’intera Valle Caudina.
Il castello è stato oggetto di vari rifacimenti nel corso dei secoli. Oggi rappresenta il Museo Archeologico Nazionale del Sannio Caudino.
Panorama su Montesarchio.
La possente Torre, oltre a posto di guardia, funse anche da prigione.
Cortile della Torre.
Le celle furono utilizzate anche durante il dominio borbonico. Tra i suoi illustri “ospiti” Carlo Poerio, patriota risorgimentale.
Nel museo archeologico: sfinge in marmo del I-II secolo a.C. rinvenuta in località Masseria Foglia.

Il gran numero di reperti, tra cui crateri di rinomata bellezza, conferma gli intensi rapporti commerciali del Sannio Caudino con la Grecia.

La tomba di una donna, databile tra la fine del VII secolo e l’inizio del VI secolo a.C., scoperta nella Necropoli di Via Cervinara.
Tra i più bei crateri esposti al museo figura il vaso di Assteas, ceramografo greco di Paestum, del IV secolo a.C.

Cortile del castello.

L’eccellente posizione strategica sulla storica Via Appia rese Montesarchio un fiorente borgo fortificato dove il commercio funzionò da ingranaggio principale dell’economia per molti secoli. Infatti, dopo i Normanni e gli Angioini, la nobile famiglia d’Avalos di stirpe Aragonese puntò ulteriormente sul settore commerciale istituendo fiere a cadenza settimanale di grande importanza regionale.

La città era ben vista anche dal punto di vista religioso: fu visitata da personalità di spicco come San Francesco e Papa Benedetto XIII e ciò rese frequenti gli andirivieni di pellegrini dalla Via Francigena in cerca di conforto e consiglio nei tanti luoghi di culto.

Chiesa di San Francesco e, a destra, il Municipio.
Chiesa diruta dell’Immacolata Concezione.
Chiesa dell’Annunziata.

Ingresso sotto un suggestivo porticato della Chiesa Madonna della Purità.

Lo sviluppo sociale molto animato portò ad un crescente ingrandimento di Montesarchio ed alla continua richiesta di nuovi quartieri ad ospitare mercanti, vescovi, nobili e servi della gleba. Ancora oggi sono distinguibili le aree del borgo per epoche storiche: Latovetere risalente al periodo Longobardo, Latonuovo al periodo Normanno, Cappella al periodo Aragonese, Borgo San Francesco al periodo Angioino e Borgo Santo Spirito al 1600 ed altre età più contemporanee.

Segno evidente di accesso al Borgo Santo Spirito.
I dettagli delle varie architetture non sempre si distinguono ma la rete viaria si sviluppa tutta come un tipico borgo fortificato.

Da Piazza Umberto I fino al castello è un bel po’ di salita da percorrere.
Testimoni del terremoto dell’Irpinia.
Angoli di vita attuale.

Le case che si raggruppano intorno alla torre risalgono per lo più al periodo Aragonese.
Veduta su Piazza Umberto I.

La Fontana di Ercole realizzata nella seconda metà dell’800.
Via Roma.
Sotto i portici di Via Roma.

Il centro storico richiede molto tempo per essere interamente scoperto.
Un cunicolo nel quartiere Latonuovo.

Alcuni palazzi presentano un aspetto nobile.

Il centro storico con tutti i suoi quartieri è una bellezza da esplorare con tranquillità magari pianificando delle pause gastronomiche presso ristoranti tipici e non. Le trattorie ovviamente abbondano e tra esse spicca Da Virginia La Trattoria, piccolo ma caratteristico locale con menù che cambia periodicamente in base alla disponibilità delle materie prime. Per maggiore diversità ristorativa non manca l’opzione più raffinata come Rovy Fine Restaurant oppure la più semplice ma sempre goduriosa (e curatissima) pizzeria che risponde al nome di Il Segreto di Pulcinella.

Tuttavia il verde e il clima d’alta quota intorno al borgo potrebbero suggerire di allontanarsi in cerca di piccoli eden immersi nel silenzio e nella natura. Gli agriturismi sono presenti un po’ ovunque attorno al massiccio del Taburno Camposauro, tra loro sono caldamente consigliati Serra del Taburno e l’incantevole Chalet Natura i quali rappresentano una fermata obbligatoria per chi pratica escursionismo e desidera vivere al meglio l’atmosfera montana.

Non solo montagne ma anche valli accarezzate da magnifici vigneti.

L’area protetta con i suoi oltre 12.000 ettari di terreno è un vero paradiso naturale dove spioventi pareti di roccia calcarea si alternano a boschi lussureggianti composti da querce, castagni, faggi e abeti bianchi. Tanto incanto è facilmente raggiungibile tramite le strade provinciali che attraversano entrambi i rilievi fino ai punti più alti dove risiedono spettacolari piane carsiche circondate da foreste e aree attrezzate per il picnic, il trekking e le escursioni in MTB.

Atmosfera surreale in periodi di nebbia.
La Piana di Campoli in cima al Taburno.
Un’area picnic sul Camposauro.
Il Parco Avventura Camposauro per divertirsi affrontando percorsi di varia difficoltà in strutture ecocompatibili.
Sulla Piana del Camposauro si può praticare equitazione e mountain bike.

Come anticipato all’inizio, il panorama verde del complesso montuoso, è graziosamente punteggiato da borghi e santuari alcuni dei quali abbandonati da diversi anni. Montesarchio è un comune grande e ricco di sfaccettature storiche ma anche i villaggi più piccoli e remoti possono nascondere una strada o un monumento di un tale effetto da rappresentare parte essenziale della storia del territorio.

Una via di Vitulano, grazioso centro nascosto tra il Taburno e il Camposauro.
La Chiesa di San Pietro vicino Vitulano.
Alla scoperta del borgo fantasma di Tocco Caudio.
Via Carlo, asse principale del paese inghiottito dalla vegetazione.
Il terremoto dell’Irpinia è stato fatale per le sorti di Tocco.

Il centro, di origine longobarda, è stato vittima di terremoti per centinaia di anni.
La Chiesa di San Vincenzo, l’unico edificio ripristinato insieme alla piazza.
Lo stato di abbandono incute una profonda malinconia.

Il trascorrere del tempo e alcuni avvenimenti ad opera di madre natura spesso lasciano delle struggenti cicatrici, tuttavia il contesto ambientale paradisiaco cristallizza i luoghi quasi “difendendoli” e alleggerisce l’animo dai pesi superflui fino al raggiungimento l’equilibrio. Emozioni che il territorio di Montesarchio con le possenti sagome del Taburno Camposauro riescono a dare.

Il benessere dello spirito.